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IL MEDICO DI ZONA

11-06-2021 19:50 - Ciro Verrati
Dal 1 luglio i 1800 pazienti dell'ennesimo medico di zona si ritroveranno abbandonati, perchè come tanti altri suoi colleghi (MMG) andrà in pensione senza essere rimpiazzato.
Uno dei sempre più frequenti casi che evidenziano un nervo scoperto del servizio sanitario nazionale, una profonda piaga della nostra sanità pubblica: la c.d. sanità di prossimità, l'assistenza sanitaria di primo livello che agisce sul territorio con lo scopo di alleggerire i carichi di lavoro delle strutture ospedaliere.
Ma è un qualcosa di più il medico di zona, è un punto di riferimento, una persona di fiducia a cui affidarsi durante la propria vita, in particolare per chi è anziano, malato e solo.
E la situazione va peggiorando, da qui al 2023 si prevedono 2.500-3.000 pensionamenti all'anno e ancora oggi non è in discussione un progetto di potenziamento della pianta organica.
E la decisione presa dalla regione Lombardia, aumentare il bacino dei pazienti da 1500 a 1800, non è una soluzione ma solo uno stratagemma che proroga l'agonia di un servizio che allo stato attuale non assicura al paziente la giusta qualità al rapporto con il suo medico che deve fondamentalmente basarsi sulla fiducia e il rispetto reciproco.
In un progetto salute degno di un paese civilizzato il rapporto con il medico di famiglia gioca un ruolo essenziale sia nella prevenzione sia nella terapia di patologie in corso.
Sono questi i motivi che devono spingere la nostra politica a prendere delle scelte finalizzate a migliorare la qualità di vita del cittadino garantendogli una sanità adeguata ai canoni di una società dove “Prevenire è meglio che curare”, non deve essere un luogo comune bensì una “forma mentis”.
Il ruolo del medico di famiglia deve assumere la figura di pilastro di tutto il Servizio Sanitario Nazionale.
Il problema va risolto e va risolto alla radice.
Serve una nuova mentalità a partire dal percorso di studi che attualmente guida lo studente verso una scelta quasi obbligata: la diversa retribuzione per il tirocinio, 800 Euro per il medico di medicina generale contro i 1.800 Euro dello specializzando, lascia poco margine di scelta.
Se ci aggiungiamo poi l'immaginario collettivo che attribuisce a questo ruolo una minore importanza nel mondo della sanità è quasi scontata la strada che lo studente di medicina intraprenderà ed è solo a specializzazione inoltrata che capirà la vera essenza di questa attività, fondamentale in un moderno sistema sanitario nazionale che concepisce la salute come un investimento e non come un costo.
Appare quindi prioritario cambiare rotta prima di arrivare al punto di non ritorno, vanno parificati i due diversi tirocini ma va soprattutto aiutata l'organizzazione del medico di famiglia che non può spendere il 40% del suo tempo di lavoro in pratiche burocratiche e non può lavorare in solitudine come avviene per il 55% dei medici di zona.
La sanità pubblica deve intervenire garantendo un supporto burocratico all'attività del medico di zona in modo tale da permettergli più tempo e quindi più qualità nell'erogazione di un servizio fondamentale per la salute del cittadino.
Sicuramente un passo in avanti verso una sanità pubblica tesa ad investire sulla salute del cittadino nell'interesse della collettività.

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