14 Agosto 2020
Articoli

Il factotum

13-03-2020 09:40 - Carla Corsetti
L'Italia sta male ma l'Europa la fa stare peggio.
Le parole in conferenza stampa di Cristine Lagard, la presidente della BCE, hanno mandato in fibrillazione i mercati con lo scopo premeditato di indebolire ancora di più la nostra economia.
L'epidemia Covid-19 lasciava presagire un intervento della BCE nel senso della diminuzione dei tassi e di una immissione di denaro verso il Tesoro, ad esempio per pagare gli stipendi dei lavoratori costretti a casa, o dei nuovi assunti nella sanità per l'emergenza del coronavirus, ma la Lagarde, non lo ha consentito, sottolineando che questa negazione scaturiva da decisioni prese all'unanimità, come a voler sottolineare che sono tutti d'accordo nel dichiarare guerra finanziaria all'Italia.
Una immissione di liquidità avrebbe consentito un più agevole accesso al credito non solo delle imprese ma anche delle famiglie.
Ciò che non è sfuggito a nessuno, è stato il tono sprezzante usato dalla Lagarde negando quei provvedimenti che avrebbero costituito un aiuto alla crisi italiana, ed anzi si è mostrata persino sarcastica.
La gravità di questa decisione l'ha sottolineata persino il Presidente Mattarella, di solito sempre accondiscendente verso le autorità sovranazionali, ma questa volta si è messo di traverso ribadendo alla Lagarde che si attendeva “a buon diritto” misure che non ostacolassero la ripresa economica dell'Italia per gli effetti della pandemia.
Quanto accaduto va al di là dei tassi d'interesse, va al di là del crollo della borsa, va al di là dello sbandamento dei mercati.
Invero, che le famiglie possano avere maggiore difficoltà nell'accesso al credito non importa a nessuno, né a Mattarella né tantomeno alla Lagarde.
La partita che si gioca è altrove.
Facciamo un passo indietro, quando Gualtieri doveva essere designato, in quota PD, al Ministero del Tesoro, ebbene, per la sua designazione la Lagarde aveva espresso parole di sostegno e di approvazione.
Ora che la Lagarde con le sue dichiarazioni ha fatto saltare la borsa di Milano pur di impedire che l'Italia potesse attingere agli aiuti monetari della BCE, Gualtieri si è precipitato a difenderla offrendo una lettura ottimistica circa le sue asserite vere intenzioni.
L'accordo tra la Lagarde e Gualtieri, tuttavia, è precedente all'epidemia, ed è un accordo che riguarda la riforma del MES, il meccanismo sovranazionale che i Ministri dell'Eurogruppo dovrebbero firmare lunedì 16 marzo.
Gualtieri nei giorni scorsi aveva recitato una pantomima lasciando intendere che aveva delle perplessità riguardo al MES, forse perché ha avuto un rigurgito di coscienza, o forse perché ha alzato il prezzo del suo tradimento, lui sa perfettamente che è la pietra tombale della nostra sovranità.
E la Lagarde, puntuale come la morte, ha scatenato un putiferio con la sua dichiarazione.
Se l'Italia facesse cadere la riforma del MES non succederebbe proprio un bel niente, anche perché il MES nella sua originaria formulazione resterebbe comunque in piedi.
Gualtieri incurante delle dichiarazioni di Mattarella, anziché esprimersi in sostegno delle dichiarazioni del Presidente della Repubblica che lo ha nominato Ministro, si è precipitato a mettere una pezza a colori alle dichiarazioni della Lagarde.
Alla Lagarde preme che il 16 marzo sia approvato il MES e il suo factotum nel Governo, a cui ha affidato questo compito, è proprio Gualtieri.
Gualtieri il primo marzo ha reso più forte la sua posizione facendosi eleggere parlamentare nelle elezioni suppletive di Roma, ha rafforzato il suo potere e si è blindato, e nel momento in cui si è trattato di mostrare se stava dalla parte dell'Italia schierandosi con le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, o dalla parte della Troika schierandosi con le dichiarazioni della Lagarde, Gualtieri non ha avuto tentennamenti e si è schierato dalla parte sbagliata, dando conferma al mondo che lui è pronto a svendere l'Italia firmando il MES.
Ormai è tardi, Gualtieri si è impegnato a svenderci il 16 marzo e non vuole fare arrabbiare di nuovo la Lagarde, anche a costo di far arrabbiare Mattarella.
Quando sarà finita la pandemia, perderemo il conto delle aziende che chiuderanno e del numero dei licenziati, avremo 30.000 militari americani, sbarcati in questi giorni, a presidiare le nostre strade, saremo messi nelle condizioni di venderci la Fontana di Trevi, e al posto di Totò avremo Gualtieri.
Nel frattempo, dopo aver digerito la sospensione delle garanzie costituzionali con i decreti per il contenimento della pandemia, non sarà difficile per i governi farci digerire nuove sospensioni per le rivolte di piazza.
Godiamoci questi giorni in casa, con i nostri cari.
La normalità, alla fine della giostra, sarà un'utopia.

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