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UN IMBARAZZANTE INVITO

20-02-2023 21:38 - Redazione DA
Al Magnifico Rettore
Dell’Università Roma Tre
rettore@ateneo.uniroma3.it

Magnifico Rettore,

apprendiamo dalla stampa che martedì 21 febbraio 2023 alla Cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico, la Lectio Magistralis sarà tenuta dal Primo Ministro della monarchia extracomunitaria vaticana sig. Matteo Maria Zuppi.

In una Università pubblica, dunque, si consente ad un esponente di una teocrazia di soli maschi di parlare di Diritti.

Oltre al ruolo istituzionale, il sig.Zuppi è uno dei rappresentanti di una feudale casta clericale che ha in disprezzo i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, una casta che vorrebbe elevare ad obbligo la coercizione riproduttiva, che sodomizza minori senza scontare conseguenze penali, che depaupera miliardi l'anno dalle casse dello Stato italiano sotto forma di elargizioni ed esenzioni, e non si comprende a che titolo il sig. Zuppi sia stato chiamato a parlare di Diritti in un contesto pubblico nel quale si dovrebbe veicolare il Sapere Accademico e non certo una ideologia religiosa.

Lei, Magnifico Rettore, rappresenta pur sempre una istituzione pubblica e tutte le istituzioni pubbliche devono rispondere non solo al Principio di Laicità, che con questo invito è stato palesemente disatteso, ma anche al Principio di Terzietà, di Imparzialità e di Neutralità, anche questi palesemente disattesi.

Le Università dovrebbero restare luoghi nei quali dovrebbe essere accresciuta la diffusione di conoscenze attraverso un percorso critico e dunque una Lectio Magistralis sui Diritti non può essere affidata a chi fonda la propria ideologia su racconti mitologici indimostrati e indimostrabili.

La cifra del Sapere Accademico ha ben altri presupposti.

Concedere di parlare di Diritti a chi rappresenta una Monarchia che non ha nemmeno sottoscritto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale non c’è parità tra uomo e donna, espressione di un pericoloso patriarcato e di una grave misoginia, è sconcertante.

Auspichiamo che revochi immediatamente questo imbarazzante invito.

Né può essere invocata la giustificazione di un asserito pluralismo in forza del quale dovrebbe essere concesso a tutti di esprimere il proprio pensiero, perché è nozione storicamente incontrovertibile che il clero invoca per sé la libertà di pensiero e di espressione sulla base dei nostri Principi Laici e nega a noi le nostre libertà in base alle loro anacronistiche credenze, e proprio per questo il primato dei Diritti sulle derive di chi li nega, avrebbero dovuto ispirarLa ad un maggior rispetto del Supremo Principio di Laicità.

Le Convenzioni internazionali tutelano il diritto a professare la propria religione, in ogni forma pubblica e privata, ma questo non significa che quando si ricoprono cariche istituzionali di così elevato prestigio, si debba portare la propria credenza sul piano del proselitismo creando spazi per i rappresentanti della religione cui si aderisce.

Auspichiamo che anche l’Università Roma Tre torni ad essere pienamente laica e che sia al più presto “devaticanizzata” da quegli elementi di commistione imprudentemente introdotti.

Ad maiora.

Carla Corsetti

Segretario nazionale di Democrazia Atea

www-democrazia-atea.it

democrazia-atea.it@pec.it
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