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SCHLEIN, UNO SPECCHIETTO PER ALLODOLE

05-03-2023 15:13 - Redazione DA
Il PD è irriformabile e l’elezione della Schlein, se dovesse comportare anche il cambio di linea politica, potrebbe portare ad una scissione, dunque la linea politica si sdoppierà: ci sarà una adesione di facciata ad istanze ugualitarie che faranno aprire i cancelli del loro recinto per aumentare aderenti, mentre dietro le quinte il lavoro lobbistico troverà finanche un rinvigorito slancio perché il flusso delle nuove adesioni li convincerà perfino della correttezza del loro operato.
Schlein non deve la sua elezione alla maggioranza dei tesserati del suo partito, ma a chi, con il PD, non aveva nulla a che vedere fino al giorno del voto dei non tesserati.
Lo statuto del PD, infatti, consente il voto a chi, dall’esterno, può condizionarlo.
Schlein, in sintesi è espressione non dei tesserati del PD, è stata votata da una galassia di persone che si vergognavano di essere accostate a quel partito, anche se vi ruotavano attorno in attesa che accadesse qualcosa che non li facesse più vergognare.
La Schlein ha avuto la capacità di interpretare quel mondo, di proporre la sua immagine come la speranza di un cambiamento.
Un’immagine, appunto, legittima, ma fatua.
Il PD è il partito che ha lanciato un’opa per partecipare al banchetto finanziario italiano ed europeo.
Il PD è il partito che ha modificato il Titolo V della Costituzione (anche se all’epoca non si chiamava PD ma i responsabili di quell’abominio ne sono i fondatori), e la modifica del Titolo V è stato il canovaccio sul quale Calderoli ha imbastito l’ultima porcata, ovvero l’autonomia differenziata.
Il PD è stato il partito che ha mortificato il lavoro con un obbrobrio normativo chiamato jobs act.
Il PD è stato il partito che ha mortificato l’autonomia didattica e ha introdotto una riforma della scuola che dire pessima è poco.
Il PD dalla sua fondazione ad oggi si è speso per scalare i gangli vitali dell’economia del Paese permeando il sistema lobbystico e stritolando tutele e diritti.
La Schlein non riuscirà a modificare tutto questo.
Una cosa sarà in grado di farla: riuscirà a tessere buone relazioni con tutti i partiti di sinistra che mostreranno di essere allettati dall’apertura del recinto piddino, e questo contribuirà a mantenere l’equivoco sulla collocazione di quel partito di destra “chesifachiamaresinistra”.
Se la segreteria l’avesse conquistata Bonaccini, la collocazione a destra sarebbe stata definitiva e inequivoca, ma Schlein contribuirà fortemente a mantenere l’equivoco sulla collocazione identitaria, e l’apertura di credito di altre formazioni di sinistra sarà un puntello per mantenere questo equivoco, nel mentre gli apparati piddini continueranno a gestire il potere come il miglior partito d’affari.
Schlein seguirà lo stesso metodo che ha brillantemente adottato in Emilia Romagna, dove ha fatto finta di essere ecologista e poi ha votato il consumo di suolo, la cementificazione, varianti autostradali, rigassificatori, e tutto sempre con il parere contrario, motivato e documentato, delle associazioni ambientaliste, ma l’immagine che ha rimandato è stata quella di chi aveva la difesa dell’ambiente tra le sue priorità.
Così farà per tutto il resto, perpetuerà questo modello politico vincente nel quale conterà ciò che viene detto, conterà l’immagine, conterà la facciata, e se poi nei fatti si farà il contrario, poco importa.
Chiedere il conto delle contraddizioni e pretendere una coerenza da statista, ha un sapore antico, e Schlein, da autentica piddina, mostra di essere più vicina alla contemporaneità fatta di individualismi e di influencer.
Questo le consentirà di mantenere salda la sua segreteria e di aumentare la consistenza numerica ed elettorale del PD.
Del cambiamento è sufficiente dare la speranza, mica occorre attuarlo per davvero, se si vuole mantenere il potere.
In tutto questo, tra proclami e dichiarazioni d’intenti, si registra il solito grande assente: il Principio di Laicità.
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