25 Febbraio 2021
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LA PARTITA

03-02-2021 07:51 - Carla Corsetti
La crisi di governo si è dipanata nella partitura della sceneggiata, un misto di cialtroneria e di accattonaggio, con lo scopo di far saltare il banco perché la soluzione, già pianificata, potesse apparire come salvifica.
Draghi non è il salvatore della patria, Draghi è il notaio che certificherà la fine della già moribonda democrazia rappresentativa parlamentare.
Renzi, che era salito sul podio della inutilità, ora si farà i selfie sul podio della beffa, e avrà l’ardire di sostenere che Draghi è la soluzione che lui stesso ha costruito, recitando una penosa versione della favola della mosca cocchiera.
Conte, dal canto suo, merita di essere stato disarcionato da uno come Renzi, dopo essere stato artefice delle politiche giallo-verdi e successivamente, in perfetta continuità, di quelle giallo-rosse.
Conte ha dato ad intendere che tra il PD e la Lega ci fosse un effettivo cambio di passo, e solo il suo daltonismo politico ha inteso che quel verde e quel rosso fossero differenti.
Le politiche di Conte verso la sanità pubblica, verso la scuola, verso le tutele del lavoro, verso la laicità, sono state identiche sia con la coalizione giallo- verde che con la coalizione giallo-rossa.
E adesso, se qualcuno poteva pensare che la Commissione Europea avrebbe lasciato nella gestione di Mastella o della Bellanova, 230 miliardi di prestiti, non aveva compreso come funziona la fine di una democrazia parlamentare.
Draghi, prima ancora di decidere la politica monetaria europea, è stato Vicepresidente della Goldman Sachs nel periodo in cui è stata pianificata la frode colossale della cartolarizzazione dei debiti subprime che ha determinato la crisi statunitense prima ed europea dopo.
Negli anni dal 2002 a 2005 quando la Goldman Sachs cartolarizzava i titoli tossici nella previsione di piazzarli in Europa, Draghi faceva parte del management di quella banca, e non poteva non sapere che quei titoli erano spazzatura perché questa circostanza era già prepotentemente emersa in una testimonianza resa dai dirigenti della Goldman davanti al Congresso degli Stati Uniti.
Mario Draghi è andato via dalla Goldman Sachs e anche i titoli tossici della Goldman e di altre banche d'affari americane, hanno attraversato l'oceano.
Certamente non erano nelle sue valigie personali, ma di sicuro Draghi ne conosceva origine ed effetti.
Draghi era Governatore quando la Banca d'Italia ha autorizzato le manovre speculative del Monte dei Paschi di Siena e per sanare quelle manovre il Governo italiano ha regalato a quella banca una somma pari all'incasso dell'IMU.
E’ legittimo dubitare della sua capacità se dobbiamo affermare, sia in riferimento alla tossicità dei titoli statunitensi, sia in riferimento delle manovre speculative del Monte dei Paschi di Siena, che non se ne fosse accorto.
E’ invece legittimo dubitare della sua onestà intellettuale se dobbiamo affermare che ne era al corrente.
Ora Draghi gestirà la partita del Recovery Fund, e i voti in parlamento sicuramente li troverà.
Renzi, il degno sponsor di Draghi, si accontenterà di far entrare nel governo la Boschi la quale ha avuto una banca di famiglia, le cui vicende non sono state troppo splendide, e nel Governo dei banchieri queste cose fanno curriculum.
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