25 Febbraio 2020

Articoli

Prescrizione

06-02-2020 19:33 - Carla Corsetti
Le cronache ci restituiscono la narrazione falsa di una giustizia negata a causa della prescrizione quando le cause sono altre.
I processi con imputati “eccellenti” che restano impuniti per via della prescrizione, sono evidenziati in modo esponenziale, ma non sono loro il vero obiettivo della riforma volta ad eliminare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, il vero obiettivo sta nel potenziamento del sistema repressivo generale per depotenziare la conflittualità sociale, lasciando che soggetti attinti da accuse repressive possano essere neutralizzati per anni, imbrigliati nelle maglie di processi che possono durare anche trenta anni.
La prescrizione, piuttosto, è un correttivo del sistema, è un diritto dell’imputato contro lo Stato, è il meccanismo di protezione dei deboli contro l’inferno della macchina giudiziaria.
La prescrizione è come il laccio emostatico quando c’è una emorragia a causa di una ferita.
Sarebbe necessario prevenire le cause che hanno determinato la ferita oppure sarebbe necessario attuare le condizioni per tamponarla in via definitiva, ma se la persona ferita soccombe nonostante il laccio emostatico abbia rallentato il sanguinamento, non puoi pensare che sia stato il laccio emostatico responsabile del decesso.
Eppure la stampa ci descrive la prescrizione come la causa di tutti i mali della giustizia, legando alla sua negazione le pulsioni giustizialiste di magistrati frustrati, o le costruzioni di popolarità di politici in mala fede.
Non si trascura la rabbia di chi si vede negata la giustizia, ma la prescrizione non è la causa, la prescrizione è l’epilogo, è la dichiarazione finale di ciò che è già stato negato a monte, è il “game over” del sistema.
In Italia si ha un carico di procedimenti penali pendenti di circa un milione e di questi, secondo le ultime statistiche fornite dal Ministero di Giustizia, circa 125.000 l’anno si risolvono con prescrizione, ovvero circa il 12% dei procedimenti.
Il dato rilevante è che oltre 56.000 procedimenti si prescrivono perché le procure arrivano in ritardo a formulare le imputazioni, molto spesso dopo farraginose indagini in cui avvocati e cittadini, eccellenti e non, sono meri spettatori.
I processi che riguardano imputati eccellenti, a cui si dà risalto mediatico, sono una percentuale irrisoria.
Quasi tutti i 125.000 procedimenti riguardano reati minori, ed hanno come protagonisti persone comuni che sono incappate nelle maglie della giustizia per reati non gravi, spesso legati a situazioni di disagio economico e sociale, ma spesso legati anche ad azioni di protesta e dimostrative, e che a causa della lentezza della macchina giudiziaria, restano appesi ad un processo per anni.
Ma per avere contezza del decorso della prescrizione, occorre dire anche quali sono i tempi in riferimento ai reati più eclatanti:
1. sequestro di persona a scopo di estorsione: 60 anni;
2. associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: 40 anni;
3. associazione per agevolare l’immigrazione clandestina: 30 anni;
4. associazione di tipo mafioso: 30 anni;
5. voto di scambio politico-mafioso: 24 anni;
6. morte o lesioni come conseguenza di inquinamento ambientale: 50 anni;
7. omicidio stradale: 45 anni;
8. violenza sessuale: 30 anni;
9. maltrattamenti contro familiari e conviventi: 17 anni e 6 mesi (elevati a 37 anni e 6 mesi se dal fatto deriva una lesione gravissima; e a 60 anni se dal fatto deriva la morte);
10. atti sessuali con minorenne: 60 anni;
11. violenza sessuale di gruppo: 35 anni;
12. rapina: 25 anni;
13. furto in abitazione e furto con strappo:12 anni e 6 mesi;
14. produzione; traffico e detenzione di sostanze stupefacenti: 25 anni;
15. estorsione: 25 anni;
16. usura:12 anni e 6 mesi;
17. corruzione in atti giudiziari: 30 anni;
18. induzione indebita a dare o promettere utilità: 15 anni e 9 mesi;
19. corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: 15 anni;
20. corruzione per l’esercizio della funzione: 12 anni;
21. bancarotta fraudolenta: 18 anni e 9 mesi;
22. concussione: 15 anni;
23. peculato: 12 anni e 7 mesi;
24. falso in atti pubblici: 12 anni e 6 mesi.
I reati che prevedono la pena dell’ergastolo, comunque, non si prescrivono.
Secondo il Ministro Bonafede allo Stato italiano non bastano 30 anni, in media, per stabilire se una persona è colpevole oppure no, e questa conclusione è aberrante.
La prescrizione nel nostro ordinamento è un diritto che non è legato in maniera semplicistica ai meccanismi che regolamentano il processo, perché la prescrizione non ha valenza processuale, ma sostanziale, e come tale è legata al principio di legalità.
Il principio di legalità è un principio cardine di tutti gli stati democratici e garantisce i cittadini dall’uso della forza da parte dello Stato.
Se si considera che il diritto penale di per sé è repressivo, il principio di legalità è fondamentale per impedire gli abusi da parte del potere esecutivo.
Se si consentirà che venga smantellata la prescrizione, non ci vorrà molto perché, con effetto domino, verranno giù anche le altre garanzie democratiche, una dopo l’altra, come nelle migliori tradizioni totalitaristiche.
Abbiamo già leggi repressive, abbiamo già carceri fatiscenti e oppressive, abbiamo già una società infelice, abbiamo le maggiori organizzazioni politiche (Lega e PD, con una terza forza, M5S, in via di dissolvimento dopo aver fatto da stampella alle altre due) sul libro paga delle lobby finanziarie, pronte a svendere i nostri diritti come se fosse l’unica loro missione.
Ebbene, di fronte a tutto questo diventa puro masochismo condividere lo smantellamento delle garanzie del sistema penale.
Quando viene sbandierato l’esempio di come funziona la prescrizione negli altri Paesi, come sempre accade, la comparazione diventa un fuor d’opera: è come dire che negli altri Paesi sulla pizza margherita mettono la marmellata.
Le soluzioni sono altrove, sono innanzitutto nella depenalizzazione e nel potenziamento degli uffici giudiziari rimasti senza organico sufficiente e commisurato ai carichi di lavoro, ma soprattutto nella abrogazione di leggi repressive che mortificano il concetto stesso di civiltà del diritto (come ii decreti sicurezza).
Eliminare la prescrizione è un grave errore e le conseguenze di questa scelta scellerata non le pagheranno gli imputati eccellenti, che sono una percentuale minima, anche se sbandierati come esempi per dare supporto emotivo ad una riforma ingiusta.
Vista la determinazione del potere finanziario e politico a gestire il conflitto sociale con la repressione penale, le conseguenze le pagheranno 125.000 anonimi ogni anno, destinati comunque ad aumentare, strangolati da una mentalità repressiva forcaiola.
Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea e componente del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

Comunicato della segreteria - 08/01/2020

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