29 Maggio 2022
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SMANTELLAMENTO

18-02-2021 08:03 - Carla Corsetti
Il discorso di Mario Draghi è esattamente quello che ci si aspettava.
Non ha espresso contraddizioni, e nemmeno ha tentato di mistificare ciò che vuole realmente.
E' coerente con un obiettivo di smantellamento liberista che persegue da anni e che aveva ancora qualche finto e timido ostacolo parlamentare.
Ora non ha nemmeno quello perché ha piegato il Parlamento ad una subordinazione politicamente inquietante.
Draghi ha dato chiara lettura di come egli faccia parte di quella schiera di persone, rigorosamente uomini, che passano il giorno a muovere pedine con le quali determinano la sopravvivenza o la morte di altri uomini, mentre la notte la passano a compiacersi della propria indifferenza.
Ha formato un Governo nel quale tutti hanno rilevato l'assenza di donne, intese ovviamente come quote numeriche, e a ben vedere le donne che hanno accettato di fare parte della sua squadra sono maschiliste per adesione ideologica, perché hanno interiorizzato schemi di partecipazione sociale di matrice patriarcale, estranee ad una idea di emancipazione che è lontana anni luce dal femminismo, e per questo sono persino deleterie rispetto alla prospettiva di una politica antidiscriminatoria.
Alcuni passaggi del discorso di Draghi meritano di essere approfonditi perché sono aberranti, e per giunta veicolati con linguaggio pretigno, per cui sarà bene farne una esegesi esplicativa.
Ha definito “perimetro di collaborazione” quello che è un volgare mischione spartitorio, e non riuscirà a renderlo migliore dipingendolo con parole convenzionali di giustificazione, inventandosi finalità alte e nobili quando anche i più ingenui hanno capito che è un assalto alla diligenza.
Ha articolato un parallelismo con la situazione disastrosa dalla quale ci siamo risollevati dopo la seconda guerra mondiale, quando avevamo davanti le macerie del fascismo mussoliniano, ma oggi abbiamo le macerie del fascismo finanziario di cui lui è tra i più feroci artefici e la tragedia sta nel fatto che si propone come protagonista della ricostruzione di ciò che il suo vigliacco liberismo ha distrutto.
Quando ha ribadito la sudditanza all'Alleanza Atlantica ha voluto inviare un messaggio agli USA per tranquillizzarli sul fatto che non ridurremo la spesa militare che nel 2019 ha avuto persino un aumento, attestandosi su circa 27 miliardi di euro, ovvero 52mila euro al minuto, e non conosciamo ancora i dati del 2020 ma siamo tutti curiosi di sapere quanto abbiamo speso, in piena pandemia, in strumenti di morte e di aggressione.
Nel descrive le condizioni lavorative, il precariato e la perdita di lavoro, ha già detto che i prossimi a cadere saranno coloro che hanno contratti a tempo indeterminato; ha anche precisato che sin da ora possiamo dare la colpa alla pandemia, per allontanare la narrazione di una responsabilità attribuibile ad una classe dirigente ed imprenditoriale cialtrona.
Ha richiamato le stesse prospettive sanitarie già indicate dalla Commissione Europea e riprese nel Piano di ripresa e resilienza di Conte, e mai ha usato il termine Sanità Pubblica, figuriamoci Laica.
Draghi ha proposto di far diventare pilastri del sistema educativo gli istituti tecnici. Siccome nelle intenzioni padronali le nuove generazioni devono essere formate solo ed esclusivamente per essere schiavizzate dal sistema produttivo, non serve che abbiano una buona formazione liceale, è scontato che debbano essere formate in istituti tecnici nei quali è prevalente la finalità di insegnare mestieri e non quella di educare ad essere persone pensanti. La motivazione che ha dato Draghi è sconcertante: poiché il Recovery Fund prevede per gli istituti tecnici una fetta sostanziale (chissà perché…), sarebbe un peccato sprecarla. Una simile conclusione si commenta da sola.
“Sarebbe un errore proteggere tutte le attività economiche” dunque aspettiamoci una stagione di piccoli imprenditori e artigiani, autonomi e commercianti in prospettiva suicidaria perché per San Mario delle Banche non si può interferire con la sacra legge del mercato, che lascia indietro i piccoli per far maggiormente ingrassare i più grandi, con lo Stato che resta a guardare.
Penoso il richiamo a Bergoglio, ed è la conferma che per Draghi ambientalismo fa rima con capitalismo e la copertura etica della fuffa bergogliana rende il verde dell'ambiente della stessa tonalità del verde delle banconote.
Per avere i dati sulla povertà non ha richiamato i dati dell'ISTAT, ovvero i dati del nostro Istituto nazionale di statistica che è un ente pubblico, ma è andato a ripescare i dati della Caritas, una associazione vaticana che è diventata potentissima articolandosi nel principio dello sfruttamento della sussidiarietà, per trarre il massimo del profitto, con bilanci milionari sottratti a qualsiasi ipotesi di controllo quando riceve soldi pubblici.
In politica estera non ha trascurato di ricordare come l'Italia manterrà le sue politiche di protezione verso la Libia, il Mediterraneo Orientale e l'Africa, e non c'è chi non colga in questa nota una strizzata d'occhio all'ENI.
Si è preoccupato dei diritti umani in Russia e in Cina quando da noi i detenuti vengono torturati e massacrati dalle guardie carcerarie.
Draghi è un abile giocatore di scacchi e da tempo ha messo sotto scacco la democrazia italiana.
Ma non è ancora finita.
Draghi ha accettato di giocare da protagonista politico e non più come manovratore esterno.
Dicono degli scacchi che sia un gioco violento, il cui fine ultimo non sono le pedine sulla scacchiera ma l'annientamento della mente degli avversari, dicono che sia la sublimazione dell'eliminazione fisica dell'avversario.
Da buon giocatore di scacchi, dunque, dovrebbe sapere che avendo accettato di essere Presidente del Consiglio potrà accadere che prima o poi un giocatore qualsiasi, uno qualunque, imprevisto ed imprevedibile, per caso o per calcolo, potrà dargli scacco matto, e stia sereno, accadrà.

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