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POSTPANDEMIA E SCHIAVITÙ

21-07-2021 22:09 - Redazione DA
Lavoro precario, saltuario, a termine, a chiamata, spesso gratuito, quello indeterminato praticamente inesistente.
Non c'è lavoro, lo perdiamo, non lo troviamo, siamo sfruttati e se siamo giovani le speranze si riducono ulteriormente.
Molti passano il tempo a cercarlo altri si sono rassegnati a sopravvivere, ormai il lavoro è questo sconosciuto, meteora difficile da fermare.
L'amara constatazione è che appare ancora lontano il tempo di qualche miglioria, anzi, il futuro è già l'approssimarsi di nuove catene invisibili dove troverà posto la schiavitù dei tempi moderni.
Il capitalismo ama nutrirsi di crisi, ridimensionamenti, pandemie per rinforzare i propri istinti primordiali a cui l'uomo non si sottrae, come il legame fra la vittima e il carnefice.
Lo sblocco dei licenziamenti concordato con organizzazioni che dovrebbero tutelare diritti ed interessi di chi lavora ha in sé quanto sapevamo e da lì prende forma il vero show di sbandieramenti, passerelle di star nostrane che fanno percepire quanto accadrà assieme alla solita strumentalizzazione che si rivede in ogni vertenza.
Poche certezze, il domani è lì ma impossibile vederlo, troppi presi a risolvere l'oggi.
La nuova robotica galoppa, la quarta rivoluzione industriale è iniziata e su come sta cambiando il lavoro, il modo di lavorare, lo vedremo quando sarà già troppo tardi.
Industria 4.0 produrrà due milioni di posti di lavoro ma ne spariranno contemporaneamente sette.
Cambiamento di competenze e cervello saranno i nuovi cavalli di battaglia del profitto.
Una riflessione sul cosa siamo e cosa diventeremo alla luce del post pandemia con lo spostamento di obiettivo primario nell'intercettare un cambiamento già in atto premendo sulle perdite del lavoro di oggi.
La spoliticizzazione e la solitudine lavorativa dove prevarrà il rapporto uomo macchina è già presente, lo abbiamo toccato con la pandemia e lo smart working.
Frenare, anticipare il domani distruttivo è d'obbligo senza ignorare che certi cambiamenti avvengono grazie a chi ama le briciole che cadono da tavole imbandite di ogni leccornia.
L' attacco massacrante di Confindustria, sindacato di una feroce borghesia che sfrutta, schiavizza e schiaccia pur di accumulare ha bisogno di risposte concrete, Il 18 ottobre prossimo lo sciopero generale del sindacalismo di base è un segnale.
Esserci per poter cambiare o non esserci accettando quel che verrà.
Se non ora quando?
Tarcisio Garagozzo, demoateo, e Giovanna Baracchi, demoatea
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