06 Ottobre 2022
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PATOLOGICO

12-03-2021 22:33 - Carla Corsetti
La teocratizzazione e il conservatorismo sono il naturale approdo dei cattocomunisti e Stefano Fassina non fa eccezione: in un breve articolo su un quotidiano, ha sintetizzato il suo percorso e le sue prospettive dalla sua personale angolazione religiosa.
E’ evidente che freme per rientrare nel PD che, dal canto suo, non mostra particolare interesse, e lo costringe ad affannosi richiami, come chi lancia i razzi dalla scialuppa di salvataggio verso una imbarcazione più grande, che però è in avaria.
I suoi discorsi deferenti, comunque, non sono rivolti solo al PD, c’è anche il clero che deve essere omaggiato, verso cui Fassina si mostra convintamente supino.
Ora pensa che dalle parti di LEU non si possa perdere tempo e si debba “re-inventare il mestiere della sinistra” partendo dalla dottrina sociale della Chiesa.
Fassina mostra di essere convinto che LEU possa costituire un esempio di valida aggregazione, che la dottrina sociale della Chiesa sia compatibile con i diritti sessuali e riproduttivi e con i diritti del lavoro.
E’ anche convinto, e qui si entra nel patologico, che Leu-PD-M5S sia una alleanza di sinistra, e già questa definizione lo relega nel terrapiattismo della politica.
Fassina, dunque, auspica una adozione generale della dottrina sociale della Chiesa e siccome poi richiama i diritti sull’identità sessuale, è legittimo affermare che costui parla per dar fiato alle corde vocali in disconnessione cerebrale, visti i contenuti propalati.
La dottrina sociale della Chiesa è considerata, nel cattolicesimo, uno strumento di evangelizzazione e quindi Fassina, adottandola come strumento politico, conferma che il nucleo centrale della sua azione politica è l’evangelizzazione.
Atei, ebrei, protestanti, musulmani, induisti, pastafariani non potranno partecipare al “trionfo di LEU” vista la preponderante connotazione cattolica che propone.
La dottrina sociale della Chiesa afferma che l’unico matrimonio possibile sia quello tra uomo e donna, e se Fassina dice di essere dalla parte degli omosessuali, è evidente che non conosce cosa ha deciso la Chiesa su omosessuali, lesbiche e trans, cui nega con violenza ogni forma di unione.
Fassina non sa nemmeno che le posizioni assunte dai governi della Polonia o dell’Ungheria sono in perfetta adesione alla dottrina sociale della Chiesa.
Vuole ricostruire una gerarchia costituzionale con lo Stato sopra le Regioni ma poi, richiamando la dottrina sociale della Chiesa, implicitamente afferma il primato della Chiesa sia sullo Stato che sulle Regioni.
Senza trascurare che tra i principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa c’è la sussidiarietà, ovvero quel perverso meccanismo attraverso il quale lo Stato dismette il suo compito primario di sostenere le questioni sociali per consentire al privato di gonfiarsi di profitto, destituendolo.
La parte più esilarante della letterina a Babbo Natale di Fassina, pubblicata sul Manifesto, sta nel richiamo al lavoro.
Orbene nella dottrina sociale della Chiesa la lotta di classe si sostituisce con “l’alleanza misteriosa” tra uomo (e non donna) e Dio, nella subordinazione propugnata con la regola benedettina che, ad esempio, vieta che tra lavoratori ci possa essere appoggio e solidarietà, altro che dignità o coscienza di classe!
Fassina, ad esempio, non sa che la dottrina sociale della Chiesa e la regola benedettina hanno trovato la loro espressione attualizzata più compiuta nel job act, e se questo è il futuro che auspica pur di trovare uno strapuntino di spazio nel PD, gli auguriamo di adottare la regola benedettina più confacente al suo caso: tacere.
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