29 Maggio 2022
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23-06-2021 22:43 - Carla Corsetti
In sintesi.
Un disegno di legge del Parlamento italiano, in fase di approvazione, intende arginare il fenomeno dell’istigazione all’odio e alla violenza fondati sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.
Dunque parliamo di istigazione all’odio e alla violenza, e non di semplice opinione.
Il Vaticano, che su quell’istigazione all’odio e alla violenza rimesta il suo brodo culturale patriarcale, ha sentito minacciata, in prospettiva, la propria capacità di influenzare intere generazioni future, posto che le discriminazioni sul genere e sull’orientamento sessuale, costituiscono un pilastro fondamentale del proprio potere da sempre.
In altri termini: le caste sacerdotali ingrassano il loro parassitismo attraverso la condanna morale dei diritti sessuali e riproduttivi e la condanna morale, a sua volta, degenera in odio e violenza.
Questa spirale perversa si traduce in sconfinata ricchezza e inusitato potere clericale.
Ora un banale disegno di legge, che intende arginare il debordante vezzo discriminatorio della società, ha preoccupato il clero, e non poco.
Lo Stato italiano si accinge a tutelare chi è vittima di oltraggio per omofobia e per misoginia e il clero trema.
Spieghiamo perchè.
Significa che ogni singolo pretuncolo di paese potrebbe essere denunciato ogni volta che, durante i rituali domenicali, non si limiterà ad esprimere opinioni, perché quelle la legge le tutela, ma lancerà vere e proprie invettive alimentando l’odio e la violenza contro le donne che abortiscono, ad esempio, o contro le lesbiche che si sposano, come fanno da sempre.
Ma sono anche preoccupati di dover celebrare la giornata contro omofobia nelle scuole cattoliche e tenteranno di spuntare una esenzione, per rimarcare la libertà di discriminare nei loro contesti scolastici finanziati con soldi pubblici.
Attraverso una nota ufficiale della Segreteria di Stato, hanno invocato i Patti Lateranensi contro un disegno di legge del Parlamento italiano, peraltro nemmeno particolarmente complesso.
E’ pacifico che le note della Segreteria di Stato vaticana non possono essere ufficializzate se non c’è l’approvazione del Pontefice, e ciò nonostante, abbiamo anche assistito alle arrampicate di specchi di chi ha tentato di difendere Bergoglio dipingendolo come estraneo a questa ingerenza quando ne è artefice.
Devono aver sentito l’acqua alla gola per aver usato la Segreteria di Stato: hanno sempre usato il telefono, o le cene, o gli appoggi elettorali, o mille altre regalie elargite dietro le quinte per condizionare il Parlamento italiano.
Ora invece hanno utilizzato un canale formale di protesta consegnando una nota all’Ambasciatore, rimarcando il confine tra gli Stati, ed è stato evidente anche ai distratti che l’ingerenza non si è consumata nel dibattito ideologico all’interno di una comunità di fedeli, ma si è consumata nella protesta diplomatica tra due entità statali.
Bergoglio sa che la secolarizzazione della società italiana avanza inesorabilmente e che gli italiani e le italiane possono essere storicamente mutevoli per poco e per niente.
Si tratta, apparentemente, di un banale disegno di legge, ma può costituire proprio quel poco e quel niente che potrebbe cambiare verso alla sopravvivenza del loro medioevo, e temono che diventi l’inizio della fine.
Noi lo auspichiamo.
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