29 Giugno 2022
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NIENTE DI NUOVO SULL’ISLAM DI STATO

22-03-2021 08:47 - Carla Corsetti
Erdogan ha ritirato la Turchia dalla Convenzione di Istanbul ed è con apprensione che esprimiamo solidarietà alle donne turche scese in piazza per contestare l’inizio della oppressione di Stato.
E’ evidente che dal punto di vista politico Erdogan ha messo in piedi una squallida performance per nascondere la sua debolezza, conseguente al nuovo rialzo dei tassi di interesse al 19% che hanno sancito una svalutazione della lira turca del 30%.
Quando un dittatore è in difficoltà economica grave, non ha molto margine per uscire dal contrasto e dal dissenso.
Nelle stesse ore ha silurato il Governatore della banca Centrale che lui stesso aveva designato a novembre, ma non è stato sufficiente licenziarlo e dirottargli le invettive sulla responsabilità della crisi economica.
Doveva ravvivare il consenso tra i suoi sostenitori che, per dirla senza esagerazione, sono sempre stati i turchi peggiori, quelli che hanno espresso l’islam più violento e conservatore, nemico di ogni forma di libertà, regolato nella bestialità della sharia.
Poiché la Convenzione di Istanbul va nella direzione opposta dell’abbrutimento islamico, Erdogan ha dichiarato di ritirare la Turchia da un Trattato che invece lo vincolava alla adozione di leggi in contrasto con quelle abominevoli suggerite dalla sua religione, come ad esempio il matrimonio forzato delle bambine.
Ha deciso di portare la Turchia fuori dalla Convenzione di Istanbul con Decreto presidenziale mentre la retrocessione dai trattati internazionali dovrebbe essere sancita dal Parlamento.
Il genocida Erdogan, dunque, ha anche calpestato le prerogative del Parlamento.
Una bolla di gas nel Mediterraneo aveva scatenato gli appetiti turchi in contrapposizione a quelli italiani predati attraverso l’ENI, creando una crisi diplomatica lo scorso anno, e non essendoci stati strascichi di rilievo riferiti dalla stampa, non è difficile ipotizzare che con l’Eni da qualche parte si siano accordati.
Intuiamo come si sia mossa l’ENI, mentre il Ministro degli Esteri italiano Di Maio prendeva il sole al mare.
Ora Erdogan compie un altro passaggio di oppressione e repressione interna di tale gravità che dovrebbe suscitare lo sdegno del Governo italiano, determinando il Ministro degli Esteri a ritirare il nostro ambasciatore in segno di protesta.
Ma noi al Ministero degli Esteri abbiamo ancora Di Maio …..
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