29 Maggio 2022
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Obiettivo 25

Il Prontuario Farmaceutico Nazionale (PFN) comprende tutte le informazioni sui medicinali che possono essere prescritte a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e raccoglie tutti i provvedimenti riguardanti l’introduzione e la rimborsabilità dei nuovi medicinali.

I criteri adottati per l’inclusione o l’esclusione di un farmaco dai prontuari, sono affidati a commissioni regionali le quali, nell’ambito di una propria autonomia regolamentare, individuano autonomamente i metodi di indagine sulle evidenze scientifiche disponibili.

La composizione delle Commissioni regionali è sicuramente l’anello chiave per condizionare l’inclusione o l’esclusione di un farmaco dai prontuari.

Una corretta metodologia dovrebbe orientarsi nel senso della verifica del conflitto di interessi tra i soggetti che compongono le commissioni e coloro che dalla inclusione di un farmaco ricavano indubbiamente dei profitti o dei vantaggi.

Il conflitto di interessi eticamente più sconveniente nel settore si è avuto quando il Ministero per le politiche sociali e farmaceutiche è stato ricoperto da Maurizio Sacconi e contemporaneamente il Presidente di Farmindustria era sua moglie Enrica Giorgietti.

Dal prontuario farmaceutico dovrebbe essere escluso il Ritalin la cui introduzione è stata richiesta sin dal 2004 dalla Novartis.

L’uso del Ritalin è stato oggetto di critiche severe per l’uso che se ne è fatto negli Stati Uniti per sedare i bambini affetti da iperattività, a fronte di una crescente incapacità genitoriale che ha preferito sedare farmacologicamente i propri figli piuttosto che mettere in discussione il proprio stile di vita.

Una crescente incapacità genitoriale si registra anche in Italia e la conseguenza si registra nell’aumento significativo di bambini che mostrano iperattività e deficit di attenzione.

L’introduzione di questo farmaco si prospetta anche in Italia come soluzione farmacologica alla incapacità genitoriale.

L’introduzione di questo farmaco, in assenza di un monitoraggio sulle condizioni di assunzione, porterà alla eccessiva medicalizzazione ed è certo che si tenderà a celarne i gravi effetti collaterali, tra i quali la morte, l’alterazione cromosomica e la ideazione suicidaria, che il Ritalin produrrà nei bambini.

Contrastare il Ritalin significa operare una scelta politica atteso che le famiglie saranno poste nella sconcertante alternativa tra ricorrere ad un farmaco pericoloso e non risolutivo, che però sarà posto a carico del servizio sanitario nazionale, oppure pagarsi autonomamente le terapie psichiatriche non medicalizzate, lunghe nel tempo ma risolutive.

La scelta cadrà inevitabilmente, come accaduto negli Stati Uniti, sulla risolutività immediata garantita dal farmaco, a scapito di una terapia lunga e costosa.

Impedire che questo farmaco possa essere diffuso significherà operare una scelta di rieducazione psichica e sociale dei bambini, impedendo l’assunzione di un prodotto che li renderebbe terminali di un processo redditizio legato al profitto farmacologico.

La razionalizzazione della spesa farmaceutica comporta inevitabilmente la eliminazione dai prontuari di quei farmaci che contengono principi attivi onerosi in misura sproporzionata rispetto ai benefici, spesso inseriti senza una adeguata comparazione con altri principi attivi meno onerosi e altrettanto efficaci ma che sono sottratti alle logiche affaristiche e clientelari finora prevalenti.
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