ipse dixit 

ipse dixit

    "Oggi (1863) come mille anni fa, l'Italia appare intrisa di questa singolare idea: un potere, il papato, che la protegge e non la comanda, e gli italiani sanno perfettamente che, in politica, colui che protegge è il padrone.  Per lungo tempo ancora gli italiani non ammetteranno che in uno Stato costituzionale, il cui primo principio è la tolleranza, la legge deve essere atea!"

Pierre Joseph Proudhon

filosofo


 

"C’è il partito elettoralistico che esiste per vincere le elezioni e catturare il governo, e all’altro estremo esiste il «partito testimone» che si costituisce per affermare valori etico-politici e, appunto, dare testimonianza di una buona città politica. Questo secondo tipo di partito sa di non essere maggioritario, ma non se ne cruccia più di tanto. Se la sua volta verrà, tanto meglio; ma se non viene non è la fine del mondo. Forse il tempo è galantuomo. Diamo tempo al tempo."

Giovanni Sartori

politologo internazionale


Organigramma

Segretario Nazionale :

Carla Corsetti

Vice Segretario Nazionale e Tesoriere :

Ciro Verrati

Componenti della Segreteria Nazionale :

Roberto Nardini

Alessandro Orfei

Ivan Visentini

Collegio dei Probi Viri :

Giacomo Grippa

Giuseppe Guerrera

Giambattista Vavassori

 

 

BORGHESIA E SOTTOPROLETARIATO

 

Se non ci fossero stati i social network, le espressioni di bassezza dei nostri connazionali avremmo potuto intuirle a distanza, illudendoci che forse potesse trattarsi di qualche sporadico mentecatto.

Invece ciò che abbiamo letto in queste ore nei commenti sui social sulla tragedia degli africani, va nella direzione opposta a quella auspicata.

Il sottoproletariato italiano, ovvero quel proletariato che non ha coscienza della propria condizione, quello che non conosce solidarietà né dignità umana, quel sottoproletariato che vive esaltandosi nell’odio verso una nuova categoria di ultimi, oggi si è sentito protagonista perché Salvini, ha dato voce al suo istinto, quell’istinto viscerale che si nutre del disprezzo per coloro che sono ancora più poveri di quanto sia possibile immaginare.

Mettere i piedi in testa agli ultimi significa per molti godere dell’illusione di scalare un gradino in più nella gerarchia sociale della ricchezza e del benessere.

 Ascoltare Salvini oggi è stata una esperienza antropologicamente interessante perché con le sue considerazioni è riuscito ad unire in un afflato di comuni istinti, il sottoproletariato con la borghesia reazionaria.

Li ha uniti nel credere, con convinzione, che i poveri dell’Africa ci stessero invadendo, e che fossero colpevoli di non aver accettato di morire nelle loro terre durante le guerre che gli abbiamo portato in casa, ma di essere morti in prossimità delle nostre coste.

E mentre la gran parte degli italiani è stata attratta da Salvini che l’ha dirottata verso la preoccupazione di dover arginare l’arrivo dei barconi, la restante parte continua ad essere attratta da Renzi il quale nel corso dell’ultimo summit NATO ha sottoscritto un impegno ad innalzare la spesa militare portandola da 80 milioni di euro al giorno a 100 milioni di euro al giorno, per alimentare quella macchina da guerra che sta devastando i Paesi di provenienza dei migranti.

Sostenere Salvini significa accecarsi vergognosamente contro i sintomi, incapaci di focalizzare le cause.  

Sostenere Renzi, invece, significa condividere, senza dubbi interpretativi, una politica di armamenti e di guerre.

Entrambi si contendono il primato della “migliore” italianità.

 

Quando ci africanizzeremo non sarà stato per caso.


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