La frana di Niscemi non è un evento che si è determinato per caso, né un disastro di tale portata può essere riconducibile ad una fatalità. La frana ha distrutto il paese simbolo della occupazione militare statunitense, era prevista. A Niscemi infatti c'è la più grande base militare statunitense, e al suo interno c'è il MUOS un gigantesco sistema globale di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti, ad uso esclusivo della Marina militare statunitense. Contro questa occupazione militare alcuni cittadini di Niscemi hanno costituito il comitato NO MUOS cercando di opporsi alla costruzione perché l'area scontava una fragilità geologica che sarebbe stata aggravata dal disboscamento e da costruzioni che avrebbero interferito pesantemente con il già precario assetto idrogeologico. Hanno denunciato il pericolo connesso all'inquinamento elettromagnetico ma non ce l'hanno fatta. Ciò che hanno denunciato da anni si è avverato e al danno si è aggiunta la beffa poiché in questi giorni sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari per aver manifestato contro lo sradicamento degli alberi, contro il mancato monitoraggio degli smottamenti, contro la mancata adozione di interventi strutturali che mentre sono stati eseguiti nella base militare, non sono stati eseguiti nella zona che è franata. La frana di Niscemi corrisponde alla precisa pianificazione militare statunitense che attorno a sé ha bisogno di desertificazione. E questa frana va esattamente in quella direzione. Niscemi è di fatto conquistata. Si può sempre chiedere a Trump di avviare trattative come in Groenlandia e pagare gli abitanti di Niscemi affinché gli vendano le case rimaste in piedi e se ne vadano altrove La Presidente del Consiglio, che vince le elezioni con lo slogan "prima gli italiani" e poi governa con lo slogan "prima gli americani", con queste premesse riuscirebbe a spuntare per i niscemesi una soddisfacente buonuscita per emigrare.