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TUTELA DELLE FONTI 31/07/2014

Non c’è una legge in Italia che dia una precisa definizione della figura del giornalista.

C’è però una definizione desumibile da una sentenza della Corte di Cassazione che qualifica il giornalista come “mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso”.

La Corte Costituzionale ha invece elaborato i criteri cui deve attenersi l’attività giornalistica: obiettività, imparzialità, completezza e correttezza, ponendo particolare accento al pluralismo delle fonti, che può essere garantito solamente se trova una protezione nel segreto professionale.

Sia i giornalisti che gli editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie e questo principio è stato ribadito anche quando in Italia è stata introdotta la normativa sulla privacy, tanto che la violazione del segreto sulla fonte comporta addirittura illecito disciplinare.

Il giornalista può opporre il segreto professionale e non rivelare la fonte, anche quando è un giudice a chiederlo, a meno che non sia indispensabile ai fini della prova del reato perché ritenuto l’unico strumento investigativo, e comunque solo il giudice può ordinarlo, ma non può ordinarlo, ad esempio, il pubblico ministero in fase di indagine.

I pubblicisti e i praticanti, per quanto non possano avvalersi del segreto professionale come i giornalisti professionisti, possono comunque invocare il segreto sulle fonti.

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nel delineare il diritto umano alla libertà d’espressione, ne ha esteso l’interpretazione includendovi anche la tutela delle fonti giornalistiche.

Mentre tutte le altre categorie tenute al segreto professionale, come ad esempio avvocati, medici, notai, non possono divulgare le informazioni delle quali entrano in possesso, al contrario i giornalisti possono divulgare le informazioni ricevute ma non possono rivelare le fonti.

Contrastare questo diritto ha uno scopo preciso ed è quello di minare alla radice il diritto umano alla libertà di informazione e di critica, come ha ben chiarito la Corte di Strasburgo quando ha riconosciuto che l’assenza della protezione delle fonti giornalistiche avrebbe come effetto immediato e diretto la privazione di informazioni importanti che rivestono un interesse generale per la collettività, e dunque in assenza della protezione delle fonti giornalistiche sarebbe limitata la capacità decisionale della collettività.

Porsi in violazione della tutela delle fonti giornalistiche, in sintesi, significa porsi in contrasto con un diritto umano.

 

Carla Corsetti

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