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SINODO E TEOFAGIA 28/10/2015

Un gruppo di maschi della monarchia vaticana, riuniti in assemblea, ha elaborato un testo di riflessioni sulla famiglia.

Costoro sono i prìncipi della monarchia vaticana, e insieme a qualche consigliere privo di titoli nobiliari, hanno scritto un testo a 270 mani che, epurato dai riferimenti mitologici che non hanno ovviamente alcuna valenza politica, si sostanzia in una sequela di banalità noiose e anacronistiche.

La riflessione vera è quella di capire chi siano gli effettivi destinatari di un simile testo, quale società intellettivamente arretrata debba farsi dire da costoro che in famiglia “si coltivano le prime abitudini” come ad esempio “la pulizia”.

Oppure che “La malattia, l’infortunio o la vecchiaia che conducono alla morte si ripercuotono su tutta la vita familiare”, davvero illuminante, senza i prìncipi di Bergoglio sarebbe stato davvero difficile comprendere simili effetti.

Sulla stampa nazionale campeggiano titoloni sulla asserita novità secondo cui i divorziati avranno accesso alla teofagia.

Il monarca Bergoglio ormai passa per essere rivoluzionario, qualunque cosa dica o faccia: se gira lo zucchero nella tazzina del caffè è un rivoluzionario, se si allaccia le scarpe è un rivoluzionario, se cambia lo stile dei gioielli che indossano i Capi di Stato della sua monarchia, è un rivoluzionario.

Bergoglio in questo frangente passa per essere rivoluzionario perché ha suggerito ai prìncipi della sua monarchia, detti anche vescovi, di prestare una attenzione benevola ai divorziati concedendo loro di accedere in modo esteso alla teofagia, visto che fino ad oggi potevano accedervi sono i divorziati ricchi.

E siccome i prìncipi una concessione al monarca ogni tanto devono farla, anche per celare il loro perenne ammutinamento, hanno accolto il suggerimento ma sono stati machiavellici e gliel’hanno approvata con un solo voto in più, giusto per rimarcare il messaggio che il potere dei principi, in quella corte, ha ancora il suo peso specifico.

Dunque nello Stato del Vaticano non si sono smentiti e non hanno perso questa occasione, sia nel finto contrasto che nella finta divisione, per misurare il potere del quale dispongono in coalizioni o separazioni, e mai in solidarietà.

Le fazioni si sono fronteggiate in vista di future zone egemoniche di influenza, in vista di futuri favori o ricatti.

Le palandrane rosse si alimentano della stoltezza di chi omaggia il loro potere, in una inspiegabile subordinazione, e ancora una volta nessuna forza politica parlamentare ha pronunciato una sola parola contro lo spreco di denaro pubblico della casta clericale utilizzato per sostenere queste pantomime dell’imbecillità a spese dello Stato italiano.

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