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SINISTRA E PRINCIPIO DI LAICITA' 27/08/2015

 

SINISTRA E PRINCIPIO DI LAICITA'

Non c’è soggetto politico responsabile che non si chieda quale possa essere il futuro dell’Italia e dell’Europa e soprattutto quale connotazione potrà avere la politica italiana senza una sinistra organizzata che possa bilanciare il neoliberismo di governo (PD-NCD) di opposizione (FI) e di protesta (M5S).

Raccogliamo l’invito di Norma Rangeri per un contributo al dibattito aperto.

L’atomizzazione della sinistra italiana è storia antica ed è ormai fenomeno irreversibile che si sostanzia nell’accentuazione del settarismo e dell’identità partigiana a scapito di una propensione all’unità.

Non ci sono più le condizioni economiche e sociali per credere nella nascita di un nuovo grande partito di massa e quindi è scontato che singoli gruppi esprimano una posizione ideale e una linea politica che siano contestualmente anche demarcazione partitica.

Sarebbe anche interessante capire fino a che punto le attuali organizzazioni che si definiscono di sinistra siano davvero fautrici di politiche protese al “cambiamento” e quanto invece protendano per un malcelato conservatorismo che impedisce di affrontare tematiche elettoralmente inopportune.

Diventa necessaria premessa intendersi su cosa sia oggi la destra e la sinistra.

In linea generale si può ancora affermare che la destra è reazionaria  e la sinistra è progressista, ma accade anche che formazioni come il PD si auto-qualifichino di sinistra mettendo in atto politiche neoliberiste e di destra, ingenerando una insopportabile confusione.

I grandi patiti di massa, come il PCI e come la DC erano entrambi interclassisti ma le politiche di sinistra dell’uno e le politiche conservatrici dell’altro non lasciavano alcun margine alla confusione, e gli elettori dell’uno non varcavano il recinto ideologico dell’altro.

Non sono mutati soltanto i criteri di identificazione degli schieramenti politici ma in realtà sono mutati i criteri economici con i quali identificare le classi sociali.

Sicché i partiti politici non riescono più a definire le scale di valori cui attingere, assomigliandosi tutti nella rincorsa verso il potere o spalmandosi in un rassicurante alveo identitario di matrice religiosa.

 L'affermazione dell'economia neoliberista ha eliminato una classe operaia protagonista, organizzata in partiti politici e rappresentata nelle organizzazioni sindacali, e l'ha sostituita con una manodopera schiavizzata che non è organizzata e non è minimamente rappresentata, e in più è sfruttata nella assenza di una identità politica.

Il reato di clandestinità in questo contesto neoliberista, diventa la cartina tornasole di un sistema che si muove nell’ottica della privazione della identità politica del lavoratore.

Il problema della sinistra in Italia, allora, non è organizzativo.

Non è relativo al settarismo partitico o alla incapacità di rinunciare alla propria bandiera in vista di una possibile unità.

La sinistra italiana mostra di non avere più un bacino di principi comuni cui attingere e la prova sta nel fatto che a Karl Marx, Friedrich Hegel, Antonio Gramsci, ma anche Noam Chomsky o Slavoj iek, si preferiscono i riferimenti religiosi, con costanti richiami al capo dell’unica monarchia assoluta che anacronisticamente ancora sopravvive in Europa.

In una oggettiva semplificazione essere di sinistra significa ancorare la propria scala di valori all'affermazione dei diritti umani mentre essere di destra non significa necessariamente negarli ma attribuire valori differenti e porli in una gerarchia che ne renda prioritari alcuni a scapito di altri, il più delle volte in un'ottica individualista e nazionalista e non comunitaria o sociale, se non razzista.

L’affermazione della sinistra oggi passa attraverso il riconoscimento e l'affermazione dei diritti umani e dalla presa di distanza dalle azioni antiumanitarie dai fondamentalismi religiosi, in una costante riaffermazione del Principio di Laicità sul quale ancorare ogni scelta politica volta al benessere materiale e immateriale della comunità.

Le questioni organizzative, una volta definito il piano valoriale, diventano secondarie.

 

Carla Corsetti

Segretario Nazionale di Democrazia Atea

 

(Articolo inviato alla Redazione del Manifesto e mai pubblicato)

 

 

 

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