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SENZA VINCOLO DI MANDATO 31/03/2013

L'art. 67 della Costituzione dice che "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato."

La situazione di stallo nella quale si trova il Parlamento induce a riflettere sul senso di questa norma e su come possa costituire oggi un riferimento per una soluzione che non danneggi il Paese più di quanto non sia in grado di farlo da sè.

Ogni singolo parlamentare è espressione di un gruppo, propone una visione dello Stato ed è portatore di valori propri.

Ma al di sopra della riflessione politica di parte c'è l'interesse della Nazione che, nella visione del singolo o nelle prospettive del gruppo cui appartiene, non può prescindere da premesse ritenute essenziali.

Dunque non c'è possibilità di riscrivere, nell'immediato, le regole del metodo ma c'è la possibilità di costruire nuovi contenuti nel solco delle procedure precostituite.

Il contesto istituzionale è di difficile superamento.

La prassi costituzionale impone che le Camere votino i rispettivi Presidenti i quali, salve bizzarre parentesi berlusconiane, sono generalmente assegnati ad esponenti dei gruppi di minoranza.

Dunque una Presidenza dovrebbe essere assegnata al Pdl e una Presidenza dovrebbe essere assegnata al M5S.

L'individuazione dei Presidenti di Camera e Senato sarà già indice di come le forze politiche intenderanno rispettare le norme costituzionali poste a garanzia della tenuta democratica.

Spetta ai Presidenti delle Camere, per esempio, la nomina del vertice della RAI e delle autorità per le telecomunicazioni, quindi l'accettazione della Presidenza da parte di una forza politica significa già entrare nei meandri del potere.

Ma l'impegno istituzionale più difficile sarà la votazione per la Presidenza della Repubblica.

Pronunciare dei nomi prima del tempo è da sempre una modalità per "bruciarli".

Dopo l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica comincerà le consultazioni per formare un nuovo governo che dovrà ottenere la fiducia da entrambi i rami del Parlamento.

Se non dovesse ottenerla si potrebbe profilare, per l'attuale Presidente Monti, una insolita e inedita prorogatio, e sarebbe lui ad accompagnare l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Astenendoci quindi da previsioni e simpatie, resta il problema che le votazioni sulla Presidenza della Repubblica sono il passaggio obbligato per sciogliere le Camere e tornare di nuovo alle urne, perchè è chiaro a tutti che con queste premesse, qualunque governo sarà di breve durata.

 

Il senso dell'articolo 67, interpretato quale impegno di responsabilità senza tradire le istanze di parte, potrebbe portare alla formulazione di proposte sulle quali trovare adesione e, limitatamente a quelle, sostenere dall'esterno un governo fino allo scioglimento delle Camere per arrivare a nuove elezioni.

Perdere una simile occasione non è razionale.

 

Carla Corsetti

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