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SCIOPERO GENERALE 31/12/2014

Avevamo dimenticato cosa fosse uno sciopero generale.

Sono passati decenni da quando i lavoratori si sono mobilitati in massa in tutta Italia per rivendicare tutele costituzionalmente garantite.

E’ stato significativo vedere i cortei di lavoratori di così tante categorie.

Davvero un segno di vitalità contro chi pensava che il consenso elettorale verso Mister Quarantapercento avesse definitivamente spento le piazze.

Dopo una così grande mobilitazione, paradossalmente la CGIL appare più debole perché la risposta che oggi hanno dato i lavoratori nei cortei di tutte le città italiane, è anche la cifra dei suoi errori.

La CGIL è cosciente che per sopravvivere e mantenere la propria classe dirigente, deve alzare il tiro, e deve portare a casa il risultato di una concertazione che oggi il Governo gli nega.

Il luogo comune vede il sindacalista come un opportunista che, alla prima occasione, incamera un tornaconto personale e tradisce i lavoratori che avrebbe dovuto difendere.

E con lo stesso luogo comune, del resto, non è stato difficile interpretare, da parte di molti, il voto favorevole espresso da una nutrita schiera di ex sindacalisti, oggi parlamentari, come Epifani, Damiano, Bellanova, i quali hanno approvato la legge delega di riforma del lavoro che non si limiterà a stravolgere lo Statuto dei lavoratori ma metterà una pietra tombale sulla funzione costituzionale dello stesso sindacato.

Il Governo, già strutturalmente debole, sotto schiaffo per la dilagante corruttela che lo disonora, fluttuante e in bilico come un aerostato bucato, oggi incassa anche le contestazioni unitarie del mondo del lavoro.

Relegare la protesta ad un braccio di ferro solamente tra Renzi e Camusso non è onesto intellettualmente, è una interpretazione riduttiva.

In piazza non c’era soltanto la CGIL, il mondo del lavoro che ha protestato contro la riforma del Governo aveva anche altre sigle sindacali e partitiche.

Democrazia Atea ha condiviso la protesta e le sue ragioni.

 

Carla Corsetti

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