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RENZI E BERLINGUER 31/12/2013

 Non era difficile sapersi collocare politicamente quando l’Italia conservava la capacità di progettare una politica industriale e un modello di sviluppo, condivisibile per alcuni aspetti, opinabile per altri, ma pur sempre elaborato nel fermento di una contrapposizione dialettica che si alimentava della capacità di chi rappresentava le organizzazioni e i partiti.

I Segretari si facevano portavoce della linea politica prevalente all’interno del partito e comunque la coesione si costruiva nel consenso di ciò che il Segretario esprimeva interpretando gli iscritti.

Berlinguer aveva una indubbia capacità di interpretare il pensiero, le aspettative e le ragioni dei suoi iscritti e la condivisione era totale quando, ad esempio, sollevava critiche ai modelli capitalistici: “Pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza.”

Anche oggi accade che i Segretari si facciano interpreti delle ragioni dei loro iscritti, ed è per questo che Matteo Renzi ha vinto.

E’ stato premiante dire, ad esempio “Io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende”.

Berlinguer e Renzi si pongono in continuità tra gli stessi iscritti.

Il lasso di tempo che intercorre tra i due però non è sufficiente per giustificare, ora, una corsa in autostrada contromano.

 

Carla Corsetti

 

 

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