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QUALCUNO GLIELO DICA 12/05/2017

Debora Serracchiani fa quasi pena.

Quel suo parlare a denti stretti, come se trattenesse un rancore antico, non l’ha frenata ed è riuscita a vincere il primo premio per la castroneria del giorno.

Lo stupro commesso da uno straniero in attesa di accoglienza, a suo dire, è ancora più odioso.
Sorge spontaneo il dubbio se la Serracchiani condivida l’ideale razzista che si esprime nella sintesi: “prima gli italiani” e poi gli stranieri, anche nello stupro.

C’è da chiedersi se si sia resa conto della barbarie insita nella sua superficiale espressione.
La Serracchiani ha dimenticato anche di essere avvocato e ha dimenticato che tra le aggravanti del nostro codice penale, non c’è la condizione di richiedente asilo del reo.

Il problema è che costei esprime la vera identità del partito a cui appartiene, esprime quel perbenismo borghesuccio che sostituisce con la carità la solidarietà, che confonde principi etici universali con opportunismi da bottega, che pensa di essere progressista solo perché si è iscritta al PSE, che ha perso il senso del reale ed è in autoreferenzialità permanente.

Costei ha mostrato di non conoscere le cose di cui parla, e si è espressa con la stessa approssimazione del sentito dire.

E’ odioso constatare che, ciononostante, appartiene alla classe dirigente di questo Paese.
Tra gli effetti devastanti di uno stupro non si annovera la nazionalità dello stupratore, qualcuno glielo dica, per favore.

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