Campagna Tesseramento 2017
Sostienici con il tesseramento o con una donazione

 

Effettua il versamento

PRIMO MAGGIO 01/05/2016

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro."

I Costituenti aggiunsero l'affermazione: “fondata sul lavoro” e questo inciso includeva un significato assai potente la cui disamina è imprescindibile per la comprensione dell’intero testo della Carta.

Certamente i Costituenti non avevano in mente il lavoro inteso come “strumento per procurarsi i mezzi di sussistenza”, concetto che, per quanto importante e necessario, non poteva assurgere ad elemento prioritario in una precettistica costituzionale.

Il significato autentico di questo articolo andava piuttosto inteso nel senso che il nuovo cittadino democratico e repubblicano italiano avrebbe dovuto accedere al lavoro in quanto strumento di affermazione della propria dignità umana.

La dignità di uomo doveva passare attraverso il lavoro, e nel momento in cui questo concetto veniva inserito come Principio Fondamentale all’interno della Costituzione repubblicana, si dava già ai futuri governanti un indicazione precisa: tutte le politiche legislative adottate in futuro avrebbero dovuto necessariamente tener conto di questa fondamentale e necessaria condizione di dignità, quella che passa attraverso il lavoro.

I Costituenti vollero indicare come diritto fondamentale quella forma di dignità umana che passa attraverso il lavoro.

Questo concetto, ripreso e declinato in molti articoli successivi, doveva essere ritenuto fondante e prioritario.

La Costituzione richiama il lavoro quando dichiara che i lavoratori hanno diritto allo sciopero, quando afferma i diritti sindacali e la possibilità di organizzarsi attraverso rappresentanze di categorie; richiama il lavoro nel momento in cui afferma che esso passa attraverso la dignità sociale oltre che individuale.

Il lavoro, nella nostra Costituzione è il fulcro della nostra dignità non soltanto come singoli ma come società, il lavoro infatti garantisce non solo la nostra dignità individuale ma anche la nostra dignità collettiva.

Nelle intenzioni dei Costituenti, le politiche del lavoro che non si fossero misurate con questo parametro costituzionale, inevitabilmente si sarebbero risolte in politiche lesive non solo della dignità dei singoli lavoratori ma anche dell’intera società.

Nel 1889 la Seconda Internazionale dei Lavoratori decise che il Primo Maggio sarebbe stata la data nella quale i lavoratori di tutto il mondo avrebbero protestato per le condizioni di lavoro inique.

Da quella data il Primo Maggio è diventato un appuntamento internazionale per ricordare ai Governi la priorità del lavoro.

Non è un caso che la dittatura di Mussolini abrogò questa ricorrenza ed è per questo che il Primo Maggio in Italia assunse il significato della opposizione antifascista dei lavoratori.

Il Governo attuale va oltre, e ha cambiato la Costituzione.

I novelli “padri costituenti”, figli delle lobby, dei conflitti di interesse e delle inchieste giudiziarie, ripetono che la riforma non riguarda i valori fondamentali.

E sotto il profilo degli enunciati costituzionali è ancora formalmente vero: gli articoli che riguardano i valori fondamentali, compresi quelli sul lavoro, non sono stati modificati, ma le leggi sul lavoro sono incostituzionali perché non si conciliano con quegli enunciati.

La parte della riforma costituzionale riguarderà anche la formazione della Corte Costituzionale che sarà promanazione dell’esecutivo, non più supremo organo indipendente, e sarà difficile che dichiarerà incostituzionali i provvedimenti del Governo, soprattutto in tema di lavoro.

La dignità che passa attraverso il lavoro sarà un ricordo del passato.

ritorna alle news
Altre News
DA COMMISTIONE A SIMBIOSI
Principio di laicità disatteso
Leggi tutto
DESIO - 18 NOVEMBRE 2017
Incontro con tesserati e simpatizzanti
Leggi tutto
TORINO 11 NOVEMBRE 2017
Incontro con tesserati e simpatizzanti
Leggi tutto