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Pisapia, un'occasione di civiltÓ persa 30/06/2012

  "Caro xxxxx, 

nella doverosa premessa che non siamo un esercito, il cui termine fa presupporre normalmente battaglie di aggressione, ti sottolineo che siamo un gruppo di cittadini che ancora distingue il piano delle libertà individuali da quello dei doveri istituzionali. 

Se credi che quella di Milano sia stata una semplice visita di un Capo di Stato estero forse attribuiamo a questo evento una valenza totalmente differente. 

Lo Stato del Vaticano si comporta con lo Stato italiano come se fosse una sua colonia. 

Se Pisapia avesse voluto mantenere il rigore istituzionale che la carica gli imponeva, dopo il cerimoniale dei saluti non doveva restare ad ascoltare le scempiaggini del dittatore vaticano ma avrebbe dovuto lasciare la manifestazione al "godimento" dei cattolici. 

Se rivestendo la carica di sindaco partecipo ad una manifestazione di Casa Pound contro la legge 194 vuol dire che condivido i contenuti di quella manifestazione. 

Se partecipo come sindaco ad un raduno di omofobi senza fare o dire nulla contro quanto è stato pronunciato in mia presenza, sto legittimando quanto viene detto. 

Pisapia è un uomo che stimo e ammiro ma non santifico e in questa circostanza ha perso una occasione di civiltà. 

Se solo avesse deliberato di spostare di una settimana questo raduno avrebbe contribuito alla emancipazione di questo Paese riaffermando simbolicamente il primato della Repubblica sullo Stato confinante. 

Aggiungo che la partecipazione di Pisapia al rituale religioso e non istituzionale della messa nel corso della quale il dittatore vaticano ha pronunciato parole di condanna morale nei confronti di quei cittadini che hanno liberamente scelto di vivere in modo difforme dalle limitazioni cattoliche, non lo ha visto pronunciare parole pubbliche e contestuali di difesa della libertà di scelta in dissonanza e contrasto con quanto veniva detto in sua presenza.

Comprendo che se lo avesse fatto sarebbe stato accusato di laicismo, parola tanto cara agli atei devoti. 

Noi non siamo atei devoti e sappiamo che sono queste grandi manifestazioni che rinsaldano il potere di sottomissione degli italiani verso la monarchia vaticana, anche di coloro che non sono cattolici. 

Se Pisapia avesse voluto mandare un messaggio di non sottomissione, ad esempio, avrebbe potuto far presiedere l'evento dal vicesindaco e senza turbare la rappresentanza istituzionale non avrebbe legittimato, con la sua presenza, i contenuti diffusi, senza replica, da Ratzinger. 

Se come sostieni si fosse trattato della visita ufficiale di un Capo di Stato, le convenzioni internazionali vogliono che agli incontri si faccia seguire una conferenza stampa con domande e risposte di chi riceve e di chi è ricevuto. 

Ma non era una visita istituzionale, era un cerimoniale religioso. 

Se noi di DA siamo più critici con Pisapia è perchè, a torto, gli abbiamo attribuito una capacità di autonomia dal potere clericale che evidentemente non ha. 

Continuo a chiedermi cosa abbia di istituzionale per la Repubblica Italiana, nel giorno del  2 giugno, la celebrazione di una messa nella quale si attaccano dal pulpito delle autorità, le scelte di altri cittadini che non partecipano e che non hanno possibilità di replicare in difesa dei diritti riconosciuti dall'ordinamento cui appartengono. 

La presenza delle istituzioni mentre venivano pronunciate quelle corbellerie è una forma di legittimazione istituzionale a quanto viene detto proprio perchè quel rituale privato è stato trasferito su un piano pubblicistico. 

Se pensi che questo sia integralismo sono lieta di essere definita integralista.

Ritengo piuttosto di saper ancora riconoscere una sottomissione istituzionale dal libero esercizio della religione.

La prima vorrò continuare a criticarla e combatterla e il secondo a difenderlo."

Carla Corsetti

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