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NESSUN RISCHIO 31/07/2014

Commentare i risultati elettorali è quasi inutile.

Ogni commento non è altro che la materializzazione discorsiva di una premessa precostituita, e tante sono le premesse, altrettante sono le considerazioni conclusive.

Dunque il commento del risultato ha senso solo se posto in relazione con una determinata premessa.

Se si parla di elezioni europee la premessa è il Manifesto di Ventotene che disegnava una Europa Federale con il superamento delle sovranità nazionali.

La storica divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari, nel disegno dei Padri dell’Europa, non si sarebbe più fondata su una maggiore o minore democrazia rivolta al proprio ordine nazionale, quanto piuttosto nella concezione internazionale dei diritti dei popoli, lasciando alle forze reazionarie la difesa dei nazionalismi.

L’Europa federale avrebbe sicuramente trovato ostacolo nelle alte gerarchie ecclesiastiche “che solo da una stabile società conservatrice possono vedere assicurate le loro entrate parassitarie” mentre nel contempo i preti, per garantire sostegno alle spinte reazionarie, avrebbero tenuto “docili le masse”.

L’Europa politica, da quelle nobili intenzioni, si è trasformata, nel tempo, in una Europa finanziaria, e le sovranità nazionali, dalla originaria finalità di costituire un nuovo ordinamento federale per una internazionalizzazione dei diritti, oggi si perdono nei meandri di una perduta credibilità istituzionale.

La antica divisione tra partiti progressisti e partiti conservatori, oggi lascia il posto ad una nuova divisione tra partiti politici e movimenti post-politici tanto passionali quanto populisti e antieuropeisti, contro i quali i partiti politici fanno fronte con grandi coalizioni o larghe intese.

L’Italia tuttavia ha segnato il passo ed è andata anche oltre: dalla grande coalizione o larga intesa, è passata al Partito Unico includendo forze reazionarie e progressiste sotto un unico vessillo, arginando la spinta populista che proveniva da una consistente parte della popolazione.

Il movimento populista aveva avuto buon gioco alimentandosi della denuncia di un sistema eticamente inqualificabile, credendo di poterlo soppiantare usando semplicemente “idee logiche” come suggerito da qualcuno, in un allergico allontanamento da forme di pensiero ideologico, ispirandosi piuttosto ad un sistema francescano di povertà psicotica del dodicesimo secolo.

Ma non ha funzionato perché, come diceva il buon Hegel: “Va considerata semplicemente una follia della nostra epoca quella che intende trasformare un sistema etico corrotto, e la connessa costituzione e legislazione statuale, senza trasformare anche la religione e senza aver fatto una riforma religiosa”.

E stando alle consolidate deferenze clericali nostrane, noi non corriamo alcun rischio di veder trasformare il nostro sistema etico corrotto.

 

Carla Corsetti

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