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NASCITA DI UN SULTANATO 16/04/2017

La Repubblica Turca del 1923 oggi è morta.
La Turchia ha scritto una pagina pessima della sua storia e consacra il passaggio dalla dittatura di fatto alla dittatura di diritto.
Si è arrivati al voto dopo un fallito colpo di Stato che, per quanto abbia destato perplessità per clamorose incongruenze, ha costituito una “giustificazione” a destituzioni, licenziamenti, repressioni, arresti e, in generale, è stato l’inizio per un diffuso clima di terrore.
Persino una parte del partito del dittatore ha mostrato preoccupazione per la svolta repressiva, ma nel contempo Erdogan ha esaltato gli islamici radicali.
L’inserimento tra le schede valide, di quelle non vidimate, con una percentuale non trascurabile del 37%, dà la misura della preordinazione dei brogli.
L’analisi del voto divide i turchi tra coloro che provengono dalle zone rurali, legati ad un islam più arcaico e violento, meno istruiti se non analfabeti, che in maggioranza hanno votato sì, e i turchi che vivono in città, più istruiti e politicizzati, i quali in maggioranza hanno votato no. 
Molti sostenitori del no, per quanto conservatori, avendo comunque una maggiore maturità democratica, hanno tentato di frenare lo stravolgimento istituzionale in senso irreversibilmente autoritario, sapendo che quelle misure di “sicurezza” straordinarie adottate da Erdogan dopo il tentativo di golpe, ora diventeranno ordinarie.
La storia non si scrive con i se, ma non possiamo trascurare che se la Turchia fosse entrata nella Unione Europea di certo avremmo dato una chance ad un popolo che in buona parte aveva una cultura laica e democratica e che aspirava ad una integrazione con l’Europa in una prospettiva progressista.
E non possiamo trascurare che tra i maggiori oppositori all’entrata della Turchia nella UE ci fu il dittatore extracomunitario Wojtyla il quale esercitò una pressione diplomatica costante per evitare che un Paese nel quale la religione di maggioranza era islamica, potesse agganciare l’Europa.
Non fu difficile per il dittatore Wojtyla omettere i genocidi cattolici, come quello del Ruanda o dei nativi canadesi, e far concentrare l’attenzione degli europei sul genocidio degli armeni ad opera dei turchi, così da rendere “sgradita” l’entrata della Turchia nell’UE.
La preannunciata introduzione della pena di morte, se la Turchia fosse stata nella UE, sarebbe stata impensabile.
Una buona parte della popolazione non accetta di finire schiacciata dalla repressione islamica ma questa parte, da minoritaria, dopo il voto referendario, diventerà ufficialmente “perseguibile”, senza soluzione di continuità con la repressione già da tempo in atto contro tutti coloro che sono ritenuti oppositori politici. 
Curdi e non islamici nel sultanato di Erdogan non avranno diritto di cittadinanza.
Democrazia Atea esprime preoccupazione e solidarietà ai turchi che continuano a credere nella laicità delle istituzioni, quale imprescindibile precondizione di progresso e benessere per tutti.

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