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MOSTRO A TRE TESTE 31/03/2013

 Nelle democrazie occidentali civilizzate non è difficile distinguere i partiti reazionari dai partiti progressisti.

In Italia no.

Centrosinistra, centrodestra e grillismo si contendono il primato del conservatorismo in una partita idiota e senza vie d'uscita.

Berlusconi interpreta il lato più deprimente della italianità, quella più incolta anche se, a volte, istruita, i cui sostenitori e protagonisti sono assolutamente incapaci di organizzare autonomamente un proprio ordine morale interiore, e dunque si arrabattano in difesa dei valori tradizionali da imporre agli altri nel mentre ci si organizza per le trasgressioni personali.

Per costoro la politica è occasione imperdibile per una gestione parassitaria delle opportunità istituzionali e ha senso solamente nel mantenimento dei privilegi acquisiti che una massa inconsapevole di cittadini subordinati continuerà a sostenere a proprio discapito.

Con il PDL il conservatorismo non ha nemmeno bisogno di mascherarsi perchè attinge a quelle forme istintive di sottomissione nelle quali la frustrazione per la propria condizione si confonde nell'illusione di essere partecipi delle fortune del capo, attraverso un voto che contribuisce a mantenerle.

Bersani interpreta la moderazione e il buon senso del buon padre di famiglia, impersona colui che non rischia e che si affida ai valori tradizionali perchè, come i proverbi, non sbagliano mai, o almeno non dovrebbero.

E così di proverbio in metafora, erode le tutele dei lavoratori con la riforma del lavoro insieme alla Fornero, erode le tutele assistenziali con il Fiscal Compact insieme a Monti, condivide decisioni che nemmeno il Movimento Sociale Italiano dei tempi di Almirante avrebbe immaginato di vedere approvate.

Grillo è l'artefice di una oclocrazia reazionaria che si scaglia contro i sindacati a prescindere, incurante di cosa possa significare per i lavoratori essere privati tout court di simile difesa.

Dispone di un manipolo di parlamentari a guinzaglio, tenuti sotto minaccia di espulsione se starnutiscono senza autorizzazione, anche se qualcuno è riuscito ad esprimere qualche frase di favore verso la riforma Fornero.

Nessuno si è espresso per la riduzione della imposizione fiscale sui redditi dei lavoratori ma sono tutti inclini a ritenere che debba essere diminuita la tassazione di chi non è lavoratore subordinato, compreso il capo miliardario.

Aleggia un conflitto di interessi tra i parlamentari al guinzaglio e il padrone del guinzaglio che oggi è solo intuibile dalla disamina delle intenzioni, ma che non stenterà a definirsi nei suoi contorni tra non molto, quando saranno riusciti a chiarire di cosa sia fatto il loro personalissimo "fascismo buono" , forse con proposte nazionalistiche di uscita dall’euro dette da chi non sa nemmeno cosa sia la BCE.

Tre partiti conservatori si contendono la partita del potere, un mostro reazionario a tre teste che si radica in un corpo solo, quello del popolo italiano, che li ha scelti e che se dovesse esprimersi con nuove elezioni, non è difficile prevedere che li riproporrebbe in egual misura.

 

Carla Corsetti

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