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Lettera al Presidente del Consiglio 31/12/2011

 Onorevole Presidente del Consiglio,

a nome di Democrazia Atea, il Partito del quale mi onoro di essere Segretario Nazionale, mi corre l’obbligo di rappresentarLe quanto segue.

La nostra formazione politica è recente e non abbiamo mai partecipato ancora ad alcuna competizione elettorale.

Per quanto il nostro Partito non abbia rappresentanze parlamentari cui affidare le nostre istanze, esprime pur sempre una valutazione politica che porgo alla Sua cortese attenzione.

Il nostro programma politico si snoda attraverso 66 obiettivi determinati i quali, unitamente ai fini statutari, qualificano la nostra identità.

Abbiamo tuttavia una finalità che non è solo programmatica ma che è anche statutaria, ovvero l’abrogazione dei Patti Lateranensi.

Fermo restando il diritto inviolabile di ognuno a professare la religione che più gli aggrada, ovvero a non professarne alcuna, resta prioritario nella nostra visione laica, adoperarsi affinché le organizzazioni religiose rimangano estranee alle vicende politiche, e non siano più destinatarie di anacronistici e ingiustificati privilegi.

Orbene i Patti Lateranensi, di mano fascista e di revisione craxiana, costituiscono le fondamenta per una indegna orda di esenzioni godute da una casta di uomini che nulla hanno a che vedere con il rispetto comunque dovuto alla spiritualità.

Strutture ricettive e attività commerciali, agenzie di viaggi e istituti d’ogni ordine e grado, operano innestandosi nella nostra economia in totale esenzione fiscale.

Il nostro Stato non può più permettersi questo lusso.

Né appare credibile sollecitare la popolazione italiana ad un maggiore senso di responsabilità nei confronti della evasione fiscale a fronte di una casta di religiosi, collegati alla monarchia vaticana confinante, che operano economicamente sul nostro territorio, e che invocano una opportunistica extraterritorialità ogni qualvolta intendano sottrarsi ad una tassazione dovuta.

Con la imminente introduzione della tassa sugli immobili anche sulla prima casa, a carico degli italiani, non è più procrastinabile una estensione della medesima tassa sugli immobili di proprietà della monarchia vaticana, con pari adeguamento delle rendite catastali.

Le autorità di quella monarchia, valutando i benefici complessivi che ricevono dal nostro Stato, avranno sicuramente calcolato che per tacitare la protesta crescente, sarà bene rinunciare a qualche imbarazzante esenzione.

Non ci stupiremo se attraverso i loro rappresentanti, concorderanno con il Suo Governo l’introduzione di una tassa sugli immobili, con una “perdita” stimata in circa cinquecento milioni di euro l’anno.

Solo in questo modo i rappresentanti vaticani riusciranno a deviare l’attenzione dalle quote più consistenti dei loro affari, le cui stime al ribasso si aggirano attorno ai 6 miliardi di euro l’anno, gestiti sino ad oggi in allegra dispensa o comunque a carico del nostro Erario.

Se pure concorderanno una “resa” su circa cinquecento milioni di euro, consentendo che siano tassati i loro immobili, avranno messo al riparo circa cinque miliardi e mezzo di introiti annuali a titolo di ires, irap, iva, inps, canone idrico, canone rai, otto per mille, cinque per mille, ed altro ancora.

La Sua innegabile competenza personale Le consentirà di accertare e confermare la veridicità delle stime che sto sottoponendo alla Sua attenzione.

Ritengo che ignorare questo aspetto della nostra realtà economica significa porsi in stridente contrasto con la nostra Costituzione.

Le chiediamo di eliminare quei privilegi che non rendono onore a chi li elargisce e restano massimamente disdicevoli per chi li riceve.

 

Carla Corsetti

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