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LETTA, IL CAMICE BIANCO 31/05/2013

 Tutto deve cambiare perchè tutto possa restare come prima.

La lenta e irreversibile democristianizzazione della classe politica italiana si è compiuta.

Le urne hanno consegnato al PD e al PDL l'occasione di saldare il loro conservatorismo in una intesa politica nella quale le differenze si inseriranno in una cornice che ricorda le "correnti" interne dei governi monocolore.

Letta ha dato il via ad un governo sbiadito e rassicurante come il camice bianco vicino al malato, portatore di una agenda politica che accontenta tutti perchè priva di qualunque riferimento identitario, che sarà via via vivacizzato dai ricatti quotidiani di un vecchio pregiudicato.

Le motivazioni al ridicolo sodalizio politico, ovvero la lotta tra Davide e Golia, sono state attinte dallo stesso libro di favole con il quale si giustifica l'esistenza della monarchia confinante, impegnata in questi mesi a svuotare lo IOR verso altri paradisi, ovviamente fiscali, per continuare a godere le ricchezze depredate alla nostra Nazione.

E c'è da credere che questo Governo pur di non mettere la monarchia confinante nella necessità di pagare una tassa sui suoi immobili, la toglierà anche agli italiani.

Dunque la macchina statale, dopo quattro mesi di stallo, si è rimessa in moto e le promesse elettorali si sono trasformate nel precetto liturgico domenicale dell'invito a scambiarsi un segno di pace, pantomima che nasconde ipocritamente la incapacità di essere avversari con lealtà e di riconoscersi per ciò che si è.

Gli impresentabili si accingono ad autoqualificarsi statisti, i vincitori si dilaniano nella soccombenza, i contatori di caramelle avranno tempo a sufficienza per collezionare i pallottolieri con i quali conteranno l'implosione nel nulla della loro impreparazione.

A ciascuno il suo.

Il risultato elettorale per qualche istante ci aveva lasciato intravedere il miraggio della legge sul conflitto di interessi, sulla incandidabilità, sulla cancellazione delle leggi ad personam, sulla legge elettorale, ma gli obiettivi reali erano altrove.

Il Governo si è dato un termine di diciotto mesi e saranno sufficienti per far dimenticare al Paese la balzana idea che anche l'Italia potrebbe modernizzarsi come le altre democrazie occidentali, una idea che non aveva tenuto conto dell'acclarata incapacità di coloro che avrebbero dovuto sostenere il cambiamento, deficitari nel metodo e nei contenuti.

Resta la consolazione che il sistema democratico, nonostante le incapacità politiche, ha tenuto e che la Costituzione continua a garantirci una democrazia che, per quanto debole, resiste alle bordate piratesche di chi vuole smantellarla ad ogni piè sospinto.

Democrazia Atea, con le sue prospettive di crescita fatte di piccoli passi, rinnova e riafferma la sua difesa della Costituzione e dei diritti universali.

E' questa per noi l'unica via.

 

Carla Corsetti

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