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Le donne cattoliche 28/02/2011

 Vorrei fare alcune riflessioni su quanto scritto oggi da Concita De Gregorio. Mi ha colpito particolarmente l’ipotesi del direttore dell’Unità su un possibile stravolgimento  politico che potrebbe maturare a seguito della manifestazione del 13 febbraio, dove le donne, ma in particolare le cattoliche (si sono viste anche suore), sono scese in piazza a protestare contro  Berlusconi. A suo giudizio, le donne e le cattoliche, due enormi movimenti di opinione, possono mettere al tappeto il “berlusconismo”  e tutti quei fenomeni di maschilismo e misoginia che propaga colui che lo incarna.  

La giornalista continua dicendoci vogliono donne politiche, ci vuole una  donna alla guida, adesso.”

Mi trova esageratamente in accordo con questa affermazione, ma io andrei ben oltre alle sue previsioni, non  mi fermerei ad un ipotetico governo pseudo sinistroide (la De Gregorio allude al PD), ma punterei decisamente al progresso, punterei al reale abbattimento di tutte le condizioni politico-sociali che discriminano quotidianamente la donna, che la espongono ripetutamente a situazioni di impari condizioni, di impari diritti. Punterei alla più totale laicità delle istituzioni, unico mezzo per liberarsi dall’oppressione religiosa che intrinsecamente annovera valori di stampo etico -religioso volti alla sottomissione della donna. La donna cattolica, deve capire che la propria fede in dio non gliela toglierà mai nessuno, la potrà professare quotidianamente nei luoghi di culto e nel privato, ma nella vita politico-sociale, nella vita istituzionale, dovrà lottare per rivendicare ed ottenere la parità di condizioni, la parità di diritti.  La suora, dovrà farsi un esame di coscienza ed ammettere che nel clero la sua posizione è quella di un essere inferiore rispetto al prete, indegna perfino di celebrare la messa,  per cui dovrà avere la forza di separare la propria fede, dalla realtà politica  che caratterizza lo stato monarchico chiamato Vaticano, uno stato che non ha mai firmato le fondamentali convenzioni internazionali sui diritti della persona. Dovrà quindi continuare ad amare il suo dio, ma dovrà anche fare delle scelte politiche difficili, ma necessarie per il bene ed il progresso di un soggetto collettivo così importante, quali sono le donne.

Ci vuole quindi una donna alla guida, ci vogliono donne in politica, sì tutto vero, ma l’orientamento non deve essere verso il PD, coalizione politica che non riesce a svincolarsi da retaggi di stampo cattolico, per cui inerme davanti a determinati valori imposti dalla chiesa; l’orientamento deve essere verso una forza politica nuova, indifferente ai vecchi concetti di sinistra e destra, indifferente alle continue ingerenze del Vaticano, attenta al progresso sociale, attenta al riconoscimento delle pari condizioni e dei pari diritti, attenta al ruolo della donna.

Questo movimento politico si chiama Democrazia Atea, il suo leader, una donna, Carla Corsetti. La donna giusta per guidare la risalita verso il progresso sociale, attraverso il rispetto della costituzione e la modifica del nostro impianto normativo che non dovrà più basarsi su valori etico – religiosi imposti dalla chiesa (vedi leggi sull’eutanasia, testamento biologico, fecondazione assistita, cellule staminali), bensì dovrà ispirarsi a principi stabiliti dalle convenzioni internazionali sui diritti della persona.

Carla Corsetti è la donna giusta che saprà dare rappresentanza alle istanze del 13 febbraio.

Concludo, esortando la carissima Concita, a conoscere Carla Corsetti ed a leggere i punti programmatici del partito che rappresenta.

 

Ciro Verrati

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