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LA MESSA IN TRIBUNALE 04/04/2017

Mentre il Consiglio di Stato consente le messe a scuola, i Presidenti dei Tribunali e i Procuratori della Repubblica organizzano messe e benedizioni pasquali nei tribunali.

Il Principio di Laicità viene vilipeso dalla teocrazia strisciante e le manifestazioni religiose si spettacolarizzano nei luoghi pubblici, nei quali dovrebbe invece essere garantita la neutralità rispetto alle credenze.
I cattolici si sa, vogliono invadere gli spazi pubblici perché hanno una insanabile vena di prepotenza con la quale cercano di calpestare sempre il pensiero differente.
In barba ad ogni forma di rispetto, si impongono ovunque con i loro rituali.
Ma dal momento che i loro rituali li trasferiscono negli spazi della condivisione, non possono più sottrarsi alla critica che inevitabilmente scatenano nella messa in scena della loro povertà culturale.
Non sono gli spettatori che entrano in chiesa a criticare le loro celebrazioni, sono loro che mettono sotto gli occhi di tutti le loro miserie, ed è inevitabile che se dai uno spettacolo qualcuno possa criticarlo.
Mentre nelle scuole è difficile trovare bambini in grado di capire cosa sia il Principio di laicità, nei tribunali, in via teorica, dovrebbero essere i magistrati a far rispettare un principio cardine dell’ordinamento, e invece sono proprio i Presidenti a organizzare le celebrazioni della religione di maggioranza.
E’ penoso vedere uomini e donne che hanno fatto del diritto il loro abito mentale, recitare frasari idioti e litanie incoerenti in un luogo nel quale si attinge quotidianamente a criteri di razionalità.
A tutti è concesso coltivare spazi di irrazionalità consolatoria come quelli che offre la religione, ma vederli “esportati” in ambiti diversi da quelli del culto, come i tribunali, è deprimente.
Anche il Magistrato più preparato, nel momento in cui esibisce la sua non “neutralità” rispetto al fenomeno religioso, e anzi manifesta l’appartenenza ad una setta, apertamente, nei luoghi ove esercita le sue funzioni, esibendosi nella recitazione dei rituali magici, viola il dovere costituzionale di garantire il buon andamento e l’imparzialità della funzione che svolge.
Continuare a credere nella Giustizia quando questa è impersonata da chi non si limita a credere, ma nei luoghi di lavoro esibisce la venerazione degli amici immaginari, diventa sempre più difficile.

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