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LA DESTRA 30/03/2015

LA DESTRA

Ogni tanto si incontrano persone convinte che il PD sia un partito di sinistra.

Se non sono troppo distratte, bastano poche battute e su questa infondata convinzione cominciano ad elaborare il dubbio. 
Del resto non ci vuole molto per dismettere un luogo comune e rendersi conto che la realtà è altra cosa.
Il PD non è un partito di sinistra, è piuttosto un agglomerato di interessi confuso in un bizzarro conservatorismo, spacciato e camuffato da riformismo.
Il PD dispone anche di una minoranza convinta di “fare la differenza” e convinta pure che “le cose si cambiano dall’interno”.
È anche vero che ognuno ha il diritto di coltivare le proprie illusioni, e tra queste di includere l’illusione che le riforme siano sinonimo di progressismo.
Ogni modifica allo stato esistente è una riforma, anche se si decide di chiudere il Parlamento, o di sospendere le garanzie costituzionali e di proclamare lo stato di guerra, è una riforma .
Fare le riforme, di per sé, non è garanzia di un bel niente, e la spregiudicatezza con la quale oggi il PD vuole “cambiare verso” alla democrazia, non è una illusione, purtroppo è una preoccupante realtà.
La Costituzione è il Patto Condiviso di una Nazione.
La Costituzione non è immutabile, la si può cambiare, a patto che anche il percorso per farlo sia condiviso ma soprattutto che i contenuti siano sempre la risultante di una mediazione elaborata da tutte le rappresentanze politiche.
Bisogna davvero essere spregiudicati, come Renzi e Boschi, per non rendersi conto che una votazione notturna con l’Aula senza le opposizioni è una ferita inferta alle garanzie democratiche.
Mostrarsi baldanzosi e incuranti il giorno successivo, dopo che si era consumato un preoccupante strappo alle prerogative parlamentari, non è una modalità che appartiene alla sinistra italiana.
La sinistra italiana ha sempre avuto, piuttosto, la costante ed esagerata capacità di frammentarsi fino all’inverosimile nella interpretazione della forma e del merito, rispetto ad ogni cosa.
E’ la destra invece che trova vigore e coesione quando calpesta regole e contenuti.
Quanto accaduto nell’approvazione della riforma costituzionale è l’ennesima cartina tornasole della autentica collocazione politica del PD: sono gli eredi diretti di quei democristiani di destra che pensavamo sepolti dalla storia, quelli che pur di fare un governo per gestire il potere, ieri non disdegnavano di allearsi con il MSI di Almirante, oggi addirittura inseguono Forza Italia e il suo proprietario.
Sono tornati, e sfoggiano un pessimo guardaroba di opportunismi sulla passerella delle loro personali ambizioni.
Il PD di Renzi è ormai irreversibilmente un partito di destra, qualcuno trovi il coraggio di dirlo a Bersani.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
 
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