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La caduta di Mario 31/12/2012

La crisi del governo Monti non ci rattrista.

Lascerà un Paese arrabbiato, avvilito e impoverito.

Dopo un ventennio di nani e ballerine potevamo sperare di recuperare il primato della politica sull'economia e invece il Presidente del Consiglio Monti in questo anno di pessimo governo ha fatto esattamente il contrario.

La decisione di intaccare le risorse delle caste privilegiate, ad esempio, è una decisione politica ma Monti non è un politico.

Al contrario la decisione di aumentare la tassazione delle classi più disagiate 'per fare cassa' non presuppone una valutazione politica e Monti l'ha adottata perchè poteva soddisfare le sue priorità ragionieristiche.

La crisi economica è la risultante di una crisi politica, italiana ed europea, nella quale le prospettive populiste del buffone di turno aggraveranno e ritarderanno qualunque speranza di  ricostruzione.

Conoscere la misura degli errori antichi e delle irresponsabilità cicliche non ci consolerà dalla rabbia di non poter ipotizzare un futuro migliore, stanchi di un presente nel quale si contina a navigare a vista.

Le imminenti elezioni potrebbero offrire l'opportunità di un rinnovamento delle classi dirigenti, ma i vecchi cialtroni non lo consentiranno.

Si sono già preventivamente tutelati e faranno in modo che le date di indizione delle consultazioni elettorali siano tali da intralciare gli adempimenti cui dovranno invece sottostare tutte le nuove formazioni politiche.

Democrazia Atea è tra costoro e sta già misurando da qualche settimana la propria difficoltà nel raccogliere le sottoscrizioni necessarie. 

Incontriamo ogni giorno la disperazione, la povertà, la malattia e la solitudine.

Gli italiani che ci raccontano le loro storie non chiedono ricchezza, ma non vogliono più subire l'arroganza di chi li ha depredati.

Non riescono ad avere fiducia in un sistema democratico sporcato da chi lo ha usato per i propri interessi di parte.

Monti voleva tutelare l'economia finanziaria e lo ha fatto a scapito dell'economia reale e ora la povertà nella quale lascia il Paese non è solo economica, ma è la povertà di chi è stato umiliato nella dignità.

Non c'è differenza tra destra e sinistra quando ti negano la giustizia sociale, basta un governo tecnico di indifferenti.

Gramsci mi ha insegnato ad odiare gli indifferenti.

 

Carla Corsetti

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