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L'ipoteca clericale 31/12/2010

 

 

I dittatori stipulano i Concordati con le chiese per conquistare il potere e alla loro morte lasciano i sudditi eredi di un debito da onorare senza contropartite. 
Al presente la strenna che il nostro Stato fa ogni anno alla chiesa cattolica, in via diretta e indiretta, si equipara a quasi un terzo del suo PIL!!! Liberarsi di questa ipoteca è quindi indispensabile per superare la crisi economica che ha gettato nella disperazione milioni di italiani. 
Per fortuna di strade per conseguire questo obiettivo non ne mancano, anche se non sono tutte agevolmente praticabili. 
• Con la firma del Concordato la chiesa si impegnò a non intromettersi nella politica italiana. Nello stesso tempo, tuttavia, per controbilanciare questo impegno, pretese, come risulta dall’articolo 11 del Trattato tra Italia e Santa Sede, che i suoi enti centrali fossero esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato Italiano.
Ma lo Stato ha sempre onorato il suo impegno, mentre la chiesa cattolica ha continuato a entrare a gamba tesa nei suoi affari.
Se non fossimo una colonia del Vaticano, basterebbe denunciare il Concordato per violazione delle norme sottoscritte. 
• In subordine lo Stato potrebbe svuotare di significato la querelle, chiedendo alla chiesa – come avevano deliberato i Costituenti – di adeguare il Concordato agli articoli 3 e 8 della Costituzione. La sua formulazione, infatti, è incompatibile con i principi di eguaglianza, rispettivamente dei cittadini e delle confessioni religiose, di fronte alla legge. 
Questa modifica, infatti, consentirebbe allo Stato di annullare i privilegi dei credenti e nello stesso tempo equiparare la religione cattolica alle altre religioni. 
La clausola secondo la quale la modifica dei Patti, accettata dalle due parti, non richiede procedimento di revisione costituzionale non può essere intesa come una conditio sine qua non. Se così non fosse, ci troveremmo davanti a una assurdità giuridica, per la quale, se la chiesa non volesse accettare modifiche in nessun caso, avrebbe la facoltà di costringere lo Stato a soggiacere perennemente ai suoi diktat.
• Ma la strada più breve per restituire allo Stato la sua sovranità resta la cancellazione dell’articolo 7 della Costituzione.
Per modificare la Costituzione, secondo l’articolo 138, le Camere devono adottare due successive deliberazioni con un intervallo minimo di tre mesi, la prima volta a maggioranza semplice, la seconda a maggioranza qualificata. 
Come si vede, percorrere questa strada non costituisce affatto un ostacolo insormontabile. Allora perché lo Stato italiano non fa nulla per liberarsi dell’ipoteca clericale?
La risposta è semplice. I politici italiani non sono preoccupati del bene del Paese, ma dei loro affari personali. 
La prima cosa che dobbiamo fare, pertanto, è accordarci con tutte le associazioni laiche perché la gerontocrazia al potere si renda finalmente conto che la misura è colma.

 

Alessandro Capece

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