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L'ESODO IRACHENO 31/07/2014

 Il fondamentalismo islamico oggi prende il nome di “Stato Islamico dell'Iraq e del Levante” – ISIL, propugnato da un piccolo esercito di circa sei o settemila miliziani jihadisti che, dopo aver conquistato le regioni petrolifere del nord dell’Iraq, puntano alla conquista di Bagdad.

Già nel marzo del 2014 il Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki aveva pubblicamente accusato l’Arabia Saudita e il Qatar di finanziare i jihadisti iracheni, responsabili degli attentati terroristici che dal 2008 avevano provocato la morte di 1800 persone in tutto l’Iraq.

L’Arabia Saudita e il Qatar mirano ad avere il controllo sia dell’Iraq che della Siria, ed hanno finanziato anche un esercito di circa settemila o ottomila miliziani jihadisti penetrati in Siria dove l’esercito di Assad ha mostrato maggiori capacità di resistenza rispetto a quelle del Primo Ministro iracheno.

Nouri al-Maliki, il Primo Ministro iracheno, ha chiesto al Parlamento di dichiarare lo stato di emergenza che gli avrebbe dato poteri speciali contro ISIL, ma ha trovato l’opposizione delle minoranze sunnite e curde le quali hanno contestato al Primo Ministro di aver già sufficienti poteri speciali per contrastare l’avanzata dei jihadisti.

La debolezza di Nouri è evidente e ne è consapevole tanto da invocare egli stesso un nuovo intervento militare degli Stati Uniti, i veri responsabili della tragedia del popolo iracheno.

Come dimenticare la bufala delle armi di distruzione di massa per eleminare Saddam.

E come dimenticare le parole di Ruini, il portavoce del monarca Woytjla, quando diede la sua benedizione etica all’invasione degli Stati Uniti, dichiarando spudoratamente che la rimozione di Saddam avrebbe avuto “sicuri effetti positivi”.

Quelle parole, pronunciate dal portavoce del monarca vaticano, avevano lo scopo di legittimare l’amministrazione americana agli occhi del mondo occidentale.

Dopo le parole di Ruini nell’immaginario occidentale era penetrata l’idea che l’invasione fosse “sponsorizzata da dio” e dunque si qualificava come una moderna crociata che accontentava l’opinione pubblica occidentale.

L’islam non ha filosofia, non conosce una speculazione del pensiero, e se si veste di obiettivi militari, non ha altra strada che essere imposto con violenza attraverso la sua legge tribale e antiumanitaria, la sharia.

La popolazione irachena ha subito una immane violenza tanto da minimizzare la repressione di Saddam, e la violenza che si prospetta con l’idea del califfato dell’ISIL sta spingendo la popolazione alla fuga.

Verrebbe da chiedere a Ruini una aggiornata interpretazione dei “sicuri effetti positivi” ma ce lo impedisce il rispetto per la sofferenza del popolo iracheno.

 

Carla Corsetti

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