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L'AQUILA, LINEA MORTALE 31/08/2013

 Sono passati quattro anni dalla notte in cui una scossa distruttiva di terremoto devastò la città dell'Aquila.

Era il 6 aprile 2009 e le 03.32 della notte quando il sisma di magnitudo momento (Mw) 6.3 rase al suolo la città, in realtà il "Peak ground acceleration" ovvero il picco massimo di accelerazione al suolo, durante la scossa, è arrivato fino a 0.68 g, facendo aumentare la magnitudo del sisma fino a 7,4.

Oltre 300 morti, cittadini sorpresi nel sonno perchè tranquillizzati da un falso comunicato scientifico rilasciato dalla Commissione Grandi Rischi.

Il comunicato, precedentemente concordato per telefono in una conversazione tra Guido Bertolaso (all'epoca direttore della Protezione Civile) ed Enzo Boschi (all'epoca presidente dell'INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) intercettata dalla Procura della Repubblica di Firenze tranquillizzava la popolazione allarmata dalle continue scosse di terremoto, dicendo che non vi sarebbe stato un sisma di forte magnitudo.

Nella telefonata intercettata Bertolaso spiega al suo interlocutore: "La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità non la si dice".

E ancora: "Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?","Quando avete finito mi chiami e mi dici quello che vi siete detti. Eh?" prosegue Bertolaso, "Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione" puntualizza Boschi.

Tutti i membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati dal tribunale, in primo grado, a sei anni di reclusione.

A distanza di oltre quattro anni dal sisma l'Aquila continua ad essere un cumulo di macerie, una tappa dove mettersi in mostra giusto per mostrare un finto interesse che difficilmente riesce a filtrare l'ipocrisia, l'azione che i nostri politici dovrebbero fare ma che è parcheggiata nell'area dell'incompiuto.

I cittadini declassati da normali a "terremotati", in donatori di solidarietà e bisognosi, i soldi donati sono stati trattenuti dalle banche, gestiti come capitale bancario, dati solo in prestito e con pretesa di garanzia.

Gli aquilani sono stati uccisi dalle istituzioni, illusi e derubati dalle istituzioni, abbandonati dalle istituzioni e non solo, si evita di dare energia alla ricerca scientifica sui precursori sismici, si evita di informare il semplice metodo comportamentale durante e dopo il sisma, si congela la conoscenza all'interno di lobby di pseudo potere in maniera che il cittadino divenga succube di parole che cadono dall'alto e non dicono nulla, di concerti passerella in cui milionari cantanti fingono di adempiere.

E' il "circolo chiuso" dove è proibito mettere parola, dove qualsiasi ricercatore viene emarginato, deriso, umiliato pubblicamente, spesso e volentieri con l'ausilio dei media.

Recentemente Enzo Boschi è apparso sul circuito Rai, ancora inneggiando contro la ricerca.

Ovvio, la ricerca la fa il popolo, la ricerca sottrae potere a chi controlla o vorrebbe controllare la società.

E' l'Italia che non si muove, il Paese della fuga di cervelli, il Paese dove si muore e si viene dimenticati.

Quale deontologia può avere uno scienziato che attacca la ricerca?

La scienza è il prodotto della ricerca, la ricerca la fa il popolo, la fa il cittadino comune nel tentativo di evolvere, di dare opportunità, di migliorare e preservare la vita.

La ricerca è libertà e dovrebbe essere garantita sempre e comunque, a 360 gradi.

Ricordiamo le parole di un grande scienziato come Margherita Hack "Siamo figli dell'evoluzione", ed allora evolviamoci.

 

Marco Dimitri

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