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ISRAELE E PALESTINA, SOLUZIONE SUDAFRICANA 31/10/2014

E’ urgente che i palestinesi e gli israeliani siano migliori dei loro due dii messi insieme se vogliono trovare una soluzione alla crisi della loro Terra che è santa proprio a causa dei loro due dii.

Il Sud Africa è riuscito a venir fuori dall’Apartheid, situazione, per molti versi, molto simile a quella israelo-palestinese, proprio perché il Sud Africa è una Terra, e lo dico per diretta personale esperienza, viva, tollerante, multiculturale dove ci sono sì molti, moltissimi musulmani, cristiani,ebrei, indù, buddisti, agnostici, atei, neri, bianchi, rossi e verdi che non hanno però alle loro spalle né una tradizione biblica, né una tradizione coranica, tradizioni fondanti entrambi e una identità israeliana e una identità palestinese.

Come demoatei,  noi ci opponiamo e dobbiamo opporci all'ingiustizia dell'occupazione illegale della Palestina. Ci opponiamo e dobbiamo opporci alle uccisioni indiscriminate a Gaza. Noi ci opponiamo all'indegno trattamento dei palestinesi ai checkpoint e ai posti di blocco. Noi ci opponiamo alla violenza da chiunque sia perpetrata. Ma non ci opponiamo agli ebreie ai mussulmani in quanto tali e come ce ne sono in tutto il mondo e che in quanto tali non pretendono di fondare uno Stato, basato sulla loro identità religiosa che è e deve restare un fatto individuale, personale e privato, né più né meno di come succede in Sud Africa e in altri stati del mondo. La violenza genera solo violenza ed odio, che generano ancora più violenza e più odio.

Conosciamo bene i benefìci che in Sud Africa sono derivati dal dialogo tra i  leader, quando organizzazioni etichettate come "terroristiche" furono reintegrate ed i loro capi, tra cui Nelson Mandela, liberati dalla prigione, dal bando e dall'esilio.

Se i leader dei due Paesi cominciano a parlarsi direttamente senza intermediari la logica della violenza che sta distruggendo due popoli, due culture e due società comincerà a dissiparsi e gli atti di terrorismo cominceranno ad essere quasi universalmente condannati e i partiti responsabili dall’una e dall’altra parte  saranno snobbati alle elezioni.

Per giungere ad una pacificazione è necessario e urgente che tutti si sentano inclusi. Solo da questa inclusione possono nascere due Costituzioni Tolleranti e quindi laiche. Solo così si possono sentire tutti liberati, Palestinesi e Israeliani. Presupposto di tutto ciò è l’applicazione urgente, cogente e immediata delle due Risoluzioni Onu, la 181 e la 242, così come sono state richiamate da una recente comunicazione del nostro Segretario Nazionale sul conflitto israelo-palestinese.

Certo, con gli attuali leader meschini delle due parti in causa non si può andare tanto lontano, ma solo di tregua in tregua. Ciò che alla fine potrà costringerequesti leader a sedersi attorno al tavolo delle trattative non potrà che essere l'insieme di strumenti persuasìvi e non violenti messi in pratica dagli Stati dell’Unione Europea e dell’America per isolare lo Stato d’Israele economicamente, accademicamente, culturalmente e psicologicamente. E’ necessario che lo Stato d’Israele, la sua leadership, il suo popolo si rendano conto, ad un certo punto, che mantenere il popolo palestinese in quelle atroci e feroci condizioni ha un costo superiore ai suoi benefìci.

L'interruzione degli scambi commerciali  da parte di aziende multinazionali dotate di lungimiranza, sarà alla fine una delle azioni chiave che  metterà in ginocchio la pericolosissima situazione che tutto il mondo sta vivendo a causa di questo pluridecennale conflitto. Bisogna comprendere e far comprendere che, sostenendo l'economia d’Israele si sta, di fatto, contribuendo al mantenimento di uno status quo ingiusto e soprattutto pericoloso per tutti.

Quelli che continuano a fare affari con Israele, che contribuiscono a sostenere un certo senso di "normalità" nella società Israeliana, stanno arrecando un danno sia agli israeliani che ai palestinesi e anche a tutti noi. Stanno contribuendo a uno stato delle cose profondamente ingiusto e pericoloso.

Quanti contribuiranno al temporaneo isolamento di Israele, dichiareranno  così che Israeliani e Palestinesi in eguale misura hanno diritto a dignità e pace.

In sostanza, gli eventi accaduti a Gaza nell'ultimo mese circa stanno mettendo alla prova chi crede nel valore degli esseri umani e non in quello degli esseri divini, di cui anche qui da noi, molti si riempiono la bocca, oltre che le proprie tasche.

È sempre più evidente il fallimento dei politici e dei diplomatici nel fornire risposte e che la responsabilità di negoziare una soluzione sostenibile alla crisi  israelo-palestinese ricade sulla società civile e sugli stessi abitanti di Israele e Palestina.

Oltre che per le recenti devastazioni a Gaza, tante persone in tutto il pianeta - compresi molti Israeliani - sono profondamente disturbate dalle quotidiane violazioni della dignità umana e della libertà di movimento cui i Palestinesi sono soggetti a causa dei checkpoint e dei posti di blocco. Inoltre, la politica Israeliana di occupazione illegale e di costruzione di insediamenti cuscinetto in una terra occupata aggrava la difficoltà di raggiungere infuturo un accordo che sia accettabile per tutti.

Lo stato di Israele si sta comportando come se non ci fosse un domani. Il suo popolo non potrà avere la vita tranquilla e sicura che vuole - e a cui hadiritto - finché i suoi leader continueranno a mantenere lecondizioni che provocano il conflitto.

Noi, demoatei, dobbiamo condannare quanti in Palestina sono responsabili dei lanci di missili e razzi contro Israele. Soffiano sulle fiamme dell'odio.

Ma dobbiamo essere chiari che il popolo palestinese ha ogni diritto di lottare per la sua dignità e libertà. È una lotta che ha il sostegno di molte persone in tutto il mondo.

Nessuno dei problemi creato dagli esseri umani è irrisolvibile, quando gli esseri umani stessi, umani, sottolineo e non divini, si impegnano a risolverlo con il desiderio sincero di volerlo superare. Nessuna pace è impossibile quando la gente èdeterminata a raggiungerla.

La Pace richiede che israeliani e palestinesi riconoscano l'essere umano in loro stessi e nell'altro, che riconoscano la reciproca interdipendenza.

Missili, bombe e insulti non sono parte della soluzione. Non esiste una soluzione militare.

È più probabile che la soluzione arrivi dallo strumento nonviolento che è stato sviluppato in Sud Africa negli anni '80, per persuadere il governo israeliano della necessità di modificare la propria linea politica.

Questi strumenti - boicottaggio, sanzioni e disinvestimenti - si riveleranno efficaci, solo se troveranno un sostegno sia dentro che fuori Israele . Lo stesso tipo di sostegno che è stato manifestato nelle settimane scorse nei confronti della Palestina.

Il nostro appello, l’appello di Democrazia Atea  al popolo di Israele è di guardare oltre il momento, di guardare oltre la rabbia nel sentirsi perennemente sotto assedio, nel vedere un mondo nel quale Israele e Palestina possano coesistere - un mondo nel quale regnino dignità e rispetto reciproci.

Ciò richiede un cambio di prospettiva. Un cambio di mentalità che riconosca che il fatto di tentare di perpetuare l'attuale status quo equivalga a condannare le generazionifuture alla violenza e all'insicurezza.

Un cambio di mentalità che investa tutto il mondo. L'unico mondo che abbiamo e condividiamo.

Se è vero, come è vero che Dio, Allah, Javhè non interferiscono nelle faccende della gente per il semplice fatto che non esistono se non come scudo a coprire e giustificare reciproci egoismi e interessi, è necessario che i capi israeliani e palestinesi la smettano di interferire ciascuno con il proprio Dio la liberazione della Palestina riuscirà a liberare anche Israele, se entrambi i Paesi riusciranno a liberarsi dalle loro rispettive tradizioni bibliche e coraniche . I loro veri nemici sono coloro che, sia all’interno e all’esterno, lavorano invece per perpetuarle.

Carlo Chionne                                                                 

Segretario Provinciale di Democrazia Atea Agorà di Livorno

 

 

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