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Intervista di Carla Corsetti su Profili Italia di Maria Cristina Feole 30/04/2010

 Non c’è più religione, e stavolta è proprio il caso di dirlo.
Difatti, è di recentissima fondazione Democrazia Atea, un nuovo partito che come “mission” primaria si propone di estromettere il Vaticano dalla vita politica e civile dello Stato Italiano, considerandolo alla stregua di un qualsiasi Stato estero, senza più i vari privilegi di cui gode attualmente grazie ai Patti Lateranensi.
Il programma politico enuncia poi varie altre aree tematiche, e può essere consultato sul sito web www.democrazia-atea.it.
Anche i credenti possono apportare i loro contributi, ma soltanto coloro che si sono “sbattezzati” potranno presentarsi come candidati alle elezioni, a garanzia di totale indipendenza rispetto alle pressioni ecclesiastiche.

In base a ricerche effettuate, i fondatori sono certi che almeno il 10% degli italiani condivida le loro posizioni e che, nel segreto delle urne, darà loro la preferenza.
L’iniziativa è di certo originale, dunque abbiamo deciso di intervistare il Segretario Nazionale Carla Corsetti, combattivo avvocato che, coerentemente con i propositi politici, ha da poco intrapreso anche una battaglia legale contro l’affissione del crocifisso nella scuola del figlio.

<< Se il nome di un partito deve immediatamente identificane il relativo target, non ritiene che la denominazione “Democrazia atea” possa indurre in errore potenziali simpatizzanti che sono invece credenti, i quali potrebbero comunque condividere il programma politico complessivo del vostro partito? Perché non scegliere un titolo meno settoriale, ad esempio “Democrazia laica”, nel quale potessero riconoscersi un maggior numero di elettori? >>

<< Il nome di un partito non deve, a nostro giudizio, identificare il programma politico.
Il nome deve ricondurre alla identità dei suoi appartenenti, noi siamo in prevalenza atei ed è questo che dobbiamo comunicare, la nostra identità.
Occorre tuttavia precisare che i nostri tesserati sono anche agnostici e credenti che non accettano la mediazione delle organizzazioni religiose, credenti che non affidano alle gerarchie ecclesiastiche la gestione della loro spiritualità.
La laicità è invece il nostro progetto politico. 
Non possiamo confondere ciò che siamo sul piano personale da ciò che vogliamo sul piano politico: noi siamo atei e ciò che vogliamo è l’affermazione del principio di laicità>>.

<< Primo obiettivo di Democrazia Atea è quello di abrogare i Patti Lateranensi e tutte le leggi ad essi collegate, che procurano allo Stato del Vaticano un profitto sotto forma di contributi, finanziamenti, erogazioni di qualunque tipo, comunque denominati, concessi o erogati da parte dello Stato o di altri Enti Pubblici, previa modifica dell’art. 7 della Costituzione. In che modo, considerato che presumibilmente nessun altro partito condivide questo proposito? >>

<< Gli altri partiti non hanno mai ritenuto questo obiettivo tra quelli da inserire, in via prioritaria, nelle proprie agende politiche.
Pur di mantenere il consenso delle gerarchie vaticane, si sono guardati bene dal sollevare “il problema”. Democrazia Atea porterà nella centralità del dibattito politico questo quesito: gli italiani vogliono continuare a regalare un terzo del prodotto interno lordo ad uno stato straniero, oppure preferiscono tenerlo nelle proprie tasche o, meglio, preferiscono destinarlo allo sviluppo democratico del loro Paese? Quando questo quesito farà ingresso nel dibattito politico, ogni partito dovrà pronunciarsi e misurarsi con i propri sostenitori. 
Sono certa che gli italiani sono stufi di essere poveri e, nella loro povertà, si permettono pure il lusso di mantenere i cittadini di uno stato straniero.
Quando gli italiani sapranno che il reddito pro capite dei cittadini del Vaticano è di € 407.000 l’anno e che questo reddito sono loro a pagarlo, voglio proprio vedere cosa succederà. 
Finora queste informazioni sono state appannaggio di pochi giornalisti e scrittori.
Quando saranno divulgate dal nostro partito, sarà più difficile nasconderle.
Gli italiani capiranno che tra il loro disagio economico da una parte e la ricchezza dei cittadini del Vaticano dall’altra, c’è una relazione diretta che trova il suo fondamento normativo nei Patti Lateranensi >>. 

<< Con quali elezioni vi sottoporrete al giudizio dei cittadini? E come finanzierete la vostra attività? Forse i soli contributi dei simpatizzanti non bastano a far fronte agli enormi costi della politica >>. 

<< Abbiamo in programma di presentarci alle prossime elezioni politiche. Per quanto riguarda i costi del nostro partito, le dirò una cosa che la sorprenderà: non abbiamo alle spalle gruppi imprenditoriali che un domani potrebbero presentarsi per chiederci il conto delle loro elargizioni. Abbiamo singoli cittadini che condividono il nostro progetto, la nostra idea di Stato, che condividono l’impostazione laica che abbiamo dato alla difesa della Costituzione.
Noi abbiamo libere donazioni e possiamo dire, a testa alta, che non stiamo sul libro paga di nessun gruppo di interesse.
I politici che fanno campagne elettorali costosissime sono quelli che poi, da qualche parte, questi soldi pensano di riguadagnarli, e nel 99% dei casi il recupero di quanto speso ha una connotazione da codice penale >>.

<< Realisticamente, che speranze avete di affermarvi in un Paese come l’Italia, in cui spesso il Vaticano detta i contenuti delle agende politiche di tutti gli schieramenti? Insomma, ammesso che riusciate a far eleggere qualche rappresentante, in Parlamento per varare le leggi ci vogliono i numeri, e nessun altro partito vi darà man forte di fronte ad un veto della Chiesa… Se poi non avrete neppure un parlamentare, come pensate di procedere? >>

<< Misureremo la nostra forza nella cabina elettorale. Se non riusciremo ad avere una immediata rappresentanza parlamentare, vorrà dire che dovremmo lavorare di più. Il consenso degli elettori vogliamo conquistarlo sulla diffusione capillare del nostro programma politico. Il web non ha costi e vorrei ricordare che nelle primarie del partito democratico Obama ha vinto sulla Clinton grazie alla condivisione dei contenuti su Internet ed in particolare su Facebook >>.

<< In Italia non esiste libertà di poter scegliere in che modo curarsi, e da anni le varie proposte di legge presentate in materia di regolamentazione delle “medicine non convenzionali” vengono inspiegabilmente affossate, nonostante siano impegnati numerosi operatori olistici e migliaia di persone si rivolgano alle terapie alternative, mentre negli altri Paesi europei questo diritto è sancito. Nel programma politico non se ne parla e dunque le chiedo cosa il suo partito ritiene in proposito e, soprattutto, se è disponibile ad avviare da subito il ricorso presso le competenti istituzioni UE per obbligare l’Italia ad adempiere >>.

<< Rispetto alle problematiche della vita e della salute, Democrazia Atea ha una posizione chiara e definita: non devono esserci ingerenze religiose nelle decisioni che riguardano la vita, dal concepimento alla morte. Se i singoli cittadini hanno una personale riserva di carattere religioso sull’aborto e sulla pillola abortiva, sulla pillola del giorno dopo, sull’eutanasia, sul fine-vita, sul testamento biologico, sulle staminali, queste personali posizioni possono essere comprese e nessuno potrà obbligare i religiosi a compiere azioni contrarie al loro credo. Ma c’è un limite. Chi non ha queste limitazioni di carattere religioso deve avere pari rispetto e tutela. I credenti non possono imporre le loro limitazioni agli uomini liberi e pertanto chi si trova in una qualsiasi dolorosa necessità deve trovare strutture sanitarie idonee a prestare la dovuta assistenza, sempre e comunque. I medici che operano nelle strutture sanitarie pubbliche non possono trincerarsi dietro pavide obiezioni di coscienza, fermo restando che nel privato ognuno potrà fare come crede. Recuperiamo finalmente la linea di demarcazione tra pubblico e privato, continuare a confonderla giova solo ai mistificatori. Per quanto riguarda le “medicine non convenzionali”, ritengo che il diritto costituzionale della libertà di scelta debba sempre essere integrato con il dovere di tutela della salute dei cittadini, e di conseguenza le terapie non convenzionali devono essere soggette a verifiche scientifiche non meno rigorose di quelle che sono richieste per le terapie tradizionali. Il punto nodale sulle terapie alternative, tuttavia, non credo sia il rigore nella verifica scientifica, credo piuttosto che risieda nel monopolio esercitato dalle case farmaceutiche sui protocolli ministeriali. Il monopolio non è mai garanzia di correttezza, né economica né scientifica. Democrazia Atea non ha una pregiudiziale contrarietà alle terapie alternative, tutt’altro! Si ritiene tuttavia di procedere verso un sostanziale adeguamento alle altre legislazioni europee >>.

<< Coppie di fatto, altra nota dolente. Anche in questo caso, poiché l’ostracismo è forte e nessun partito, a destra o sinistra, sta portando avanti le istanze di una consistente parte della popolazione, non sarebbe il caso di adire una via giudiziaria per iniziare a scardinare il fortino e “costringere” le Istituzioni a legiferare in materia? >>

<< Non sono sicura che la via giudiziaria sia la strada più facilmente percorribile. Quella parlamentare è auspicabile. Democrazia Atea propone di risolvere questa forte istanza che proviene dalla società civile, con la modifica dell’art. 29 della Costituzione, eliminando l’inciso “fondata sul matrimonio”. L’equiparazione tra la famiglia di fatto e la famiglia legata da vincolo matrimoniale sarebbe automatica, e successivamente, l’equiparazione delle unioni tra eterosessuali e le unioni tra omosessuali sarebbe altrettanto scontata. Siamo tuttavia in attesa di una importante pronuncia della Corte Costituzionale che segnerà un passaggio fondamentale sul riconoscimento di questi diritti >>.

<< Insomma, lei non crede in Dio, o quanto meno in una intelligenza superiore che ha creato magistralmente il Cosmo e provvede a regolamentare le sue sincronicità? Chi è l’artefice di tutto ciò che ci circonda? >>

<< Ad un politico credente generalmente non si chiede di argomentare sui dogmi legati alle sue credenze. Personalmente non ho nessuna intenzione di esternare il mio pensiero filosofico. Del resto, Democrazia Atea non ha nessuna velleità di proselitismo filosofico. In altri termini, non abbiamo nessuna intenzione di far diventare atei gli italiani, non è nelle nostre finalità e francamente non ce ne importa nulla. Crediamo che imporre l’ateismo di stato sia un crimine contro l’umanità. Crediamo pure che imporre una religione di stato sia un crimine contro l’umanità. L’unico principio che tutela la libertà di religione e di coscienza è il principio di laicità. È su questo principio che fonderemo le nostre battaglie politiche. I politici degli ultimi 60 anni si sono sempre definiti cattolici e il principio di laicità lo hanno tradito, a scapito della limitazione della nostra sovranità popolare in favore dello Stato del Vaticano. Noi vogliamo recuperare la nostra sovranità attraverso l’affermazione del principio di laicità e lo faremo dalla nostra prospettiva, quella dell’essere orgogliosamente atei >>.

Insomma, sono forse dei “pazzi visionari”, hanno delle velleità o commettono sacrilegio? Al di là delle opinioni personali in tema di credenze religiose e del programma annunciato, che può essere condiviso o meno, un aspetto va sottolineato: i “Demoatei” non difettano certo di coraggio e va riconosciuto che hanno l’audacia di esternare ciò che molti italiani pensano ma non hanno il coraggio di dire.

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