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IL VESCOVO IN ROLL ROYCE 01/09/2015

-Pronto, Mariano?

-Sono io con chi parlo?

-Non mi riconosci? Sono Francesco!

-Ciao Francesco! Come stai? Come te la passi a Roma?

-Bene, bene, grazie. E tu a Rimini ? Vedo che non ti fai mancare nulla, compresi i passaggi in Roll Royce!

-Scusa Francesco, è stata una leggerezza. Non si ripeterà più. So di averti messo in imbarazzo. Sono anni che predichi povertà e io con questo gesto ho rovinato il tuo sapiente lavoro di comunicazione sul gregge di fedeli. Ho esposto la Chiesa a tante di quelle critiche… Sono sinceramente pentito. Ho disvelato cosa siamo realmente. Ho esibito la nostra condizione di privilegiati senza scrupoli in un momento di così grave difficoltà economica per tutti. Francesco, hai la mia parola, non si ripeterà più!

-Non ti ho chiamato per avere le tue scuse ma per farti i complimenti!

-Non capisco…

-Rifletti Mariano! Un povero, un diseredato, un disoccupato, un precario, un malato, ma credi davvero che si affiderebbe ad un altro povero, ad un altro diseredato, ad un altro disoccupato, ad un altro malato? La condizione di difficoltà e di malattia fa scattare nelle persone il desiderio legittimo di venirne fuori e di sperare in una situazione di ricchezza, di benessere, di salute, e perché no, di privilegio. E allora gli esseri umani si guardano attorno e se vedono una persona ricca, facoltosa e potente, più sono disperati e più si sentono rassicurati dalla ricchezza della persona a cui hanno affidato la propria consolazione. Mariano se tu ti fossi presentato con una macchina poco rappresentativa, il gregge avrebbe misurato da quella utilitaria la tua scarsa potenza e il risultato sarebbe stato davvero modesto. Ora il privilegio, anche se occasionale, fa di te un riferimento ecclesiastico ancora più autorevole.

-Francesco stento a seguirti ma penso che la tua logica non faccia una piega. Però dimmi, almeno dal punto di vista dialettico, come risolvi la contraddizione con il tuo messaggio di povertà?

- Pensi davvero che abbia scelto il nome Francesco perché volevo diventare povero? Volevo solo che gli altri credessero che lo fossi. Come potrei essere povero se dispongo di un salvadanaio senza fondo, l’Obolo di San Pietro! Sai quanto siano creduloni gli italiani. Una cosa basta annunciarla, non è necessario che si realizzi. Prendi ad esempio il vecchio Berlusconi, se avessi chiesto ai suoi seguaci la cosa più importante che ha fatto, ti avrebbero risposto: “lo stretto di Messina!”. Non è stato necessario realizzarlo per costruire su una diceria il proprio potere e la popolarità. Io la povertà la annuncio ma mica è necessario che sia davvero povero. Se lo diventassi perderei qualunque possibilità di essere ascoltato, di essere osannato, di essere creduto. Se fossi povero chi mi osanna oggi mi deriderebbe domani! Dammi retta, il target della Chiesa prevede che la manifestazione di opulenza e di esibizione della ricchezza sia una precondizione indispensabile per far presa sui nostri seguaci. I nostri fedeli, anche quando ci criticano per lo sfarzo esagerato, lo fanno solo per riallineare in loro stessi la contraddizione, ma in realtà cercano solo una giustificazione di fronte agli altri e di fronte a se stessi, per continuare ad essere nostri sudditi. Li abbiamo allevati in questa illogicità e loro fanno della incoerenza il nodo cruciale della fede. E’ strategia comunicativa Mariano! Solo strategia!

-Ho capito Francesco. Hai sempre ragione. Sapevo che la tua elezione sarebbe stata una benedizione!

-Vabbè, vabbè, non esageriamo. Resterò a capo della setta ancora un pò, e di certo non riusciranno a farmi “emerito”. Ora ti saluto. A presto Mariano.

-Ti saluto anche io. A presto Francesco.

 

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