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IL MALE E IL PEGGIO 26/04/2017

Macron ha un curriculum esaltante: bancario con Rothschild, due anni ministro dell’economia, un partito nuovo di zecca, gaffeur impareggiabile, classista, europeista per opportunismo e non per ideale, e per concludere un uomo che fa credere di avere radici politiche nella sinistra ma è in tutto e per tutto un uomo di destra.

Anche la Le Pen ha un curriculum esaltante: è a capo di un partito xenofobo, razzista, fascista, mira alla repressione indistinta, vuole introdurre la pena di morte e sotto il profilo delle relazioni internazionali vuole uscire dall’UE per mettere la Francia in alleanza privilegiata con la dittatura moscovita.

Per questa operazione pro-Russia si è fatta finanziare la campagna elettorale con nove milioni di euro provenienti da un banchiere amico di Putin.

La paura del terrorismo, alla fine, ha offerto alla Francia una elezione che, comunque vada, rappresenta un’impasse storica.

Le Pen non rappresenta la maggioranza dei francesi, ma solo un quinto dell’elettorato che è orientato verso il partito fascista francese e che si ripresenterà al ballottaggio compatto, ma si ha l’impressione che il ballottaggio non le consentirà di superare quella soglia di consenso già satura.

Anche Macron rappresenta un quinto della popolazione francese che pensa di non avere più una identità politica definita, sicché vota una maschera che non si disvela e veste un abito cangiante che riflette con compiacenza chi gli è difronte.

La Francia non ha ancora fatto i conti con le storture del colonialismo e con la supponenza della Grandeur.

Deve decidere se compattarsi contro Le Pen come fece con Cirac, oppure se lasciare che l’astensionismo faccia il suo corso.

Il mondo della finanza è con Macron, e con lui la borghesia più forte.

Non stanno con lui gli operai, da lui definiti ignoranti.

Ma resta il candidato con maggiori probabilità di vincere perché, nella incapacità di risolvere la crisi contingente, i francesi opteranno per il “nullismo che rassicura”.

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