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I nuovi philosophes e la rivoluzione culturale 31/10/2010

 

 

Le diverse etnie integrate nelle società occidentali convivono senza problemi grazie al relativismo. Voler imporre loro un becero assolutismo, pertanto, appare come la manovra di una istituzione religiosa alla deriva che si dimena disperatamente nella messianica attesa di un revival del dispotismo degli Stati teocratici di medioevale memoria.
La sola idea che si possa concepire il disegno di un ritorno a un passato sepolto dalla polvere del tempo proprio nel momento in cui nessuno prende più in considerazione gli anatemi del clero e guarda ai suoi rituali come pratiche insignificanti è la prova inconfutabile che la chiesa ha preso coscienza che il potere le sta sfuggendo di mano.
Continuare, inoltre, a imporre il celibato sacerdotale, a opporsi all’uso del condom, a proibire l’ordinazione delle donne sacerdote, a perseguitare le minoranze e a contrastare l’iter dei diritti civili mentre la collettività si mostra sempre più aperta su questi argomenti avvalora l’ipotesi che il clero si è definitivamente esiliato dal mondo.
Entrare a gamba tesa, infine, negli affari dello Stato con la pretesa di supplire alle sue carenze legislative e l’obiettivo di imprimere ai suoi valori “non negoziabili” il crisma della legalità, è follia pura oggi che le tradizioni religiose vanno sparendo e le chiese vengono messe in vendita.
L’illegittimità di questi comportamenti ha determinato comunque una crescente indignazione da parte dei cittadini, che, tuttavia, fanno fatica a intraprendere le azioni necessarie a ridare lustro a un Paese laico e porre fine alle violazioni della Costituzione. 
La ragione di questa difficoltà sta nel fatto che i laici, gli atei e gli agnostici non hanno il coraggio di uscire allo scoperto, contarsi e passare al contrattacco, per procurarsi quella visibilità che consentirebbe loro di avere influenza sulle scelte politiche necessarie al loro successo.
Eppure il loro ruolo è infinitamente più semplice di quello che svolsero Montesquieu, Rousseau, Voltaire e gli altri Philosophes nella Francia del XVIII secolo quando, riprendendo le idee degli illuministi, prepararono il terreno alla rivoluzione. 
Quella dei Philosophes del XXI secolo, infatti, è una rivoluzione culturale che ha il supporto della Rete nella denuncia dei comportamenti riprovevoli del clero già sconfitto mille volte dall’avanzamento delle scienze e del pensiero secolare.

 

Alessandro Capece

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