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I conti di Monti 31/12/2011

 
Monti ha convocato il Consiglio dei Ministri di domenica perché era urgente adottare provvedimenti i cui effetti a breve termine avrebbero dovuto scongiurare il fallimento, e poi ha deciso di deindicizzare le pensioni i cui effetti reali si vedranno nel lungo termine. 
Ha deciso di reintrodurre l’ICI ma si è guardato bene dal lambire gli immobili del Vaticano.
Ha aggiunto un pallido 1,5% di tassazione ai capitali rientrati con lo scudo fiscale, evitando così di indispettire eccessivamente i responsabili del riciclaggio di Stato. 
Le lacrime della Fornero tradiscono una contrarietà personale rispetto alla decisione assunta collegialmente, cui tuttavia si è adeguata. 
Il nuovo ordine mondiale non conosce equità ma il mantenimento del privilegio, qualunque esso sia, soprattutto se religioso. 
Questo primo passaggio di Monti era piuttosto prevedibile perché ha il plauso di Confindustria e la benedizione del Vaticano, il grande assente dalle norme “antiprivilegi”.
Del resto si sa, allevare (e non alleviare) la povertà è sempre stato un grande affare per le organizzazioni religiose e con Monti i poveri da accudire per ingrassare le fila del potere cattolico cresceranno a dismisura.
I parroci, le caritas, le congregazioni di beneficenza, sono tutti ai nastri di partenza per accogliere i nuovi diseredati.
Il governo Monti elargirà la solita povertà, quella che priva i cittadini della dignità quando non sembra possibile invocare l’affermazione di un diritto, ma stavolta lo farà con stile, glielo hanno insegnato alla Bocconi.

 

Carla Corsetti

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