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FORNERO, DISASTROSE AMBIZIONI 31/03/2013

 La riforma del Ministro Elsa Fornero può già essere valutata con dati statistici.

Scegliere i termini giusti è difficile, si oscilla dal disastro al fallimento.

In un periodo di recessione economica nel quale sarebbe stato quantomeno prudente inibire il più possibile i licenziamenti, la riforma della tecnocrate è andata in direzione contraria, sicchè i licenziamenti, anche quelli che prima erano impensabili, hanno avuto un aumento esponenziale.

In molti casi i licenziamenti sono diretta conseguenza della recessione e i datori di lavoro effettivamente non riescono a coprire i costi del capitale umano, ma sono altrettanto numerosi i casi nei quali si riduce il personale per continuare a mantenere un più che soddisfacente profitto.

La finalità dichiarata della riforma era quella di fornire strumenti per stabilizzare di più le forme di precariato e fin da subito chi contestava la riforma aveva previsto che questi obiettivi erano di fatto irraggiungibili e che molto probabilmente la situazione sarebbe peggiorata.

Oggi questo risultato è stato raggiunto: la situazione è effettivamente peggiorata e i precari che hanno perso definitivamente il lavoro si stimano in numero preoccupante.

La Fornero non si è limitata a realizzare un disastro incommensurabile solamente nel mondo del lavoro ma ha creato le premesse per paralizzare anche il lavoro dei tribunali.

Le cause di lavoro, promosse non solo per impugnare i licenziamenti ma anche sulle questioni interpretative del caos contrattuale, sono aumentate in misura tale che ci vorranno decenni per smaltire il carico di contenziosi accumulati nel dopo-Fornero.

Oggi celebriamo il trionfo del precariato , con 46 tipologie contrattuali differenti che preannunciavano già di per sè una giungla nel mondo del lavoro, e accanto al precariato restiamo attoniti per l'assenza di tutele per esodati e over 50.

Precarietà, disperazione, povertà, disagio sociale avrebbero dovuto trovare soluzione in altre parole come dignità, emersione, reddito minimo garantito.

C'è invece una frase che risuona stonata: "è una riforma ambiziosa" ma è legittimo sospettare che l'ambizione non fosse attinente alla riforma quanto ai suoi autori.

Abbiamo bisogno di un Ministro del Lavoro che abbia la capacità di dare al Paese risposte urgenti e non possiamo permetterci di aspettare i tempi di decantazione dell'autismo politico di chicchessia.

 

Carla Corsetti

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