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FIGLICIDI 31/12/2013

 In tutte le guerre, tutti soffrono, indistintamente, ad eccezione delle madri, che più di altri soffrono la coatta sottrazione dei propri figli ad opera dello Stato in armi, che, come un novello e moderno Saturno, mangia i “propri” figli, e chiede alle madri, con malcelata invidia di impotente senza prole, l’estremo sacrificio dei figli altrui, non potendo chiedere di più ai propri sudditi.

Non è difficile trovare esempi nella storia, sono molti gli stati che chiedono il sacrificio dei figli, anche minori: per l’ antichità, e seguenti ere, valga per tutti la figura Omerica del padre/re Ulisse, che, pur di difendere il proprio regno, si comporta da padre padrone, affidando a Telemaco (un nome, un destino: tele= a distanza, machia=guerra ) le sorti della terra che lui abbandona per sete appunto di potere e gloria, delegando un elevato rischio al proprio figlio (e quindi alla madre Penelope…).

Ma in età moderna i bambini sono sempre stati soldati: gli esempi deamicisiani della piccola vedetta lombarda e del tamburino sardo, urlano il non progresso della civiltà degli stati e della barbara concezione della guerra come unica risoluzione delle controversie internazionali.

Le stragi di innocenti di un Risorgimento monarchico piuttosto che di popolo trovano successiva eco anche dopo decenni: se la prima guerra mondiale era infatti permeata di un colonialismo già sulla via del declino (la guerra italo turca del 1910), tale da richiedere al fronte i ragazzi del ’99, si deve notare che quei ragazzi erano nel 1917 diciottenni, quindi minori, buoni per morire , ma non ancora per votare (vedi Statuto Albertino).

Non la minore fra le follie del Reich hitleriano, la Jung Wehrmacht ribadisce il concetto sopraesposto di impotenza, che ha trovato una prima timida Resistenza proprio in casa nostra, con la macchia cui si sono dati molti giovani italiani per sfuggire alla leva repubblichina, Resistenza ancora insufficiente per fermare una guerra inutile, ma utile per gettare le minime basi di uno Stato civile.

L’ inciviltà, infatti, e l’impossibilità della autodeterminazione democratica costringono popoli di origine tribale e di impostazione religioso/confessionale a perpetuare leggende di cannibalismo e di sacrificio sugli altari, “mangiando” e squartando reciprocamente intere generazioni, e quindi depauperando la riproduzione della specie, condannando (si spera) sé stessi e la loro concezione teocratica all’estinzione.

Purtroppo, come per la Resistenza , l’unica alternativa alle esigenze statocratiche di guerra e di innocenti, è un’altra guerra, oppure un’altra resistenza, quella che madri e cultura devono opporre a governi che chiamano “missioni di pace” quelle che invece sono orride invasioni della altrui “sovranità”, che per quanto ignorante e tribale, deve per forza passare attraverso una “purga” interna di autodeterminazione, che passi anche attraverso l’ultimo sacrificio, e porti a una “Costituzione” di valori.

 

Piero Casarotto

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