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DIRITTO ALLA CONOSCENZA 14/08/2018

“Tutti gli uomini per natura desiderano sapere” lo sosteneva Aristotele nel IV secolo a.c. e nell’era di internet il desiderio di conoscenza non è cambiato.

Il diritto alla conoscenza non significa tuttavia che qualsiasi informazione debba essere immediatamente disponibile a tutti, in qualsiasi modo, dovendo tener conto dei diritti alla riservatezza e alla privacy la cui tutela deve essere parimenti garantita.

Come pure deve essere garantito il diritto all’oblio inteso come il diritto alla cancellazione di informazioni già conosciute.

Il diritto alla conoscenza può rivolgersi, ad esempio, ad una serie di aspetti della vita di persone che rivestono funzioni pubbliche, e quindi detengono un potere, il cui controllo diventa una modalità della trasparenza quale connotato della democrazia.

Solamente una equilibrata codificazione del diritto alla conoscenza impedisce che si possa incorrere nella estremizzazione della metafora nazista del cosiddetto “uomo di vetro” ovvero colui che afferma di non avere nulla da temere e che spavaldamente invita ad indagare su di lui.

Siffatta estremizzazione è funzionale ai regimi totalitari perché nega qualunque forma di tutela alla sfera privata nella quale l’uomo libero dispone della propria coscienza, e consente un controllo di regime su ogni aspetto della esistenza e della potestà decisionale di ognuno.

La conoscenza e la trasparenza devono essere codificate in maniera tale da garantire che il risultato finale sia, invece, la maggiore democrazia possibile.

Il diritto alla conoscenza attiene non solo alla sfera dei privati, ma anche a quella degli Stati.

Fenomeni come le rivelazioni di banche dati enormi, ha posto il problema della conoscenza di informazioni di alcuni Stati su altri Stati, e l’assenza di una regolamentazione sulla esistenza stessa di queste smisurate banche dati, ha dato la dimensione di come possano costituire un rischio sociale perché la loro conoscenza può non essere immune da rischi e ripercussioni sulla sicurezza dei cittadini.

Da ultimo, ma non per ultimo, c’è un altro aspetto della conoscenza che integra i le molteplici angolazioni di quello che dovrebbe essere anch’esso un diritto umano, ovvero il diritto a conoscere, nella trasparenza, le motivazioni sottese a tutte le decisioni dei poteri governativi la cui incidenza si risolve nella limitazione dei diritti costituzionali e dei diritti umani.

L’era contemporanea pone una infinita panoramica di sfaccettature che rendono non più rinviabile una codificazione condivisa su come il diritto alla conoscenza possa assurgere a diritto umano.

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