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Democrazia Atea, partito degli atei? 31/01/2012

 Democrazia Atea, a differenza di quanto solo superficialmente si può supporre, non è il partito degli Atei , non è il partito che nasce espressamente per gli atei, infatti tra i suoi iscritti figurano anche credenti .

 

E' semmai un partito che vuole coerentemente far rispettare il principio di laicità dello Stato, cosa che finora non è mai stata fatta in via prioritaria ed essenziale da altre formazioni politiche.

 

Partiamo dalla presenza incostituzionale del Concordato, eredità fascista del 1929, all'interno della Costituzione.

 

Nella Costituzione è incluso il Concordato firmato tra lo Stato Vaticano e lo Stato governato da Mussolini.

 

In pratica un accordo tra due dittature .

 

Che all'interno del Concordato ci siano elementi che negano la democrazia e il diritto di scelta non mi stupisco, proprio perché stipulato tra dittature.

 

 La cosa che non possiamo tollerare è che questo accordo , rivisto nel 1984 da Craxi (il che è tutto dire) ci pone nella eterna situazione per cui siamo in democrazia sulla carta ma siamo dependance vaticana nei fatti e sottoposti a continue contrattazioni politiche da parte dello Stato Vaticano.

 

Come viene anche evidenziato nel caso del pagamento dell'ici chiesto alla Chiesa cattolica e per il quale il cardinal Bagnasco, ipocritamente, si è messo a disposizione per una discussione dell'argomento ma subito dopo, prontamente, ha messo avanti il Concordato!

 

Chi vuole intendere intenda.

 

Ecco per cui il nodo sostanziale, il punto cruciale, il danno principale, è la negazione del diritto democratico.

 

E’ proprio questa presenza ingombrante e inaccettabile, rappresentata dal Vaticano che incombe e incide sulla scena politica del nostro Paese con incommensurabile danno.

 

E più la politica è debole e corrotta, e più si adegua e si avvantaggia grazie all'inginocchiatoio pubblico per l’intreccio cattolico-mafioso-politico , per l’esigenza di rafforzare la propria immagine politica agli occhi dei credenti, come sempre.

 

Ma come sempre si dimentica che il ruolo politico non è rappresentare gli interessi dei cattolici, non è emettere leggi che piacciano ai cattolici e non emetterne di sgradite, non è dare soldi pubblici alla chiesa, non è dare sovvenzioni alle scuole private, in gran parte cattoliche, non è permettere a medici che operano in strutture pubbliche di garantire la propria carriera dietro lo scudo dell'obiezione di coscienza fregandosene altamente di garantire il diritto all'accesso alla 194.

 

Il compito del rappresentante politico è quello di rappresentare i cittadini, non solo i cattolici.

 

Le leggi e le regole valide per tutti non negano ma garantiscono il diritto di scelta.

 

Al contrario la Chiesa, attraverso i "propri referenti politici", invece, vuole negare il diritto di scelta e l'esercizio democratico della politica, e vuole continuare a prosperare ed arricchirsi sulle spalle dei cittadini a danno di tutti.

 

Non mi pare così difficile da comprendere dove stia il rispetto e dove no.

 

Dove stia chi nega il diritto di credere o di non credere e chi invece lo afferma.

 

Democrazia Atea non è il partito degli atei, ma di coloro che affermano il principio di uguaglianza tra coloro che credono e coloro che non credono, nella tutela di entrambi.  

 

Elisa de Lucia

 

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