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CRONACHE DAL SEGGIO CATTOTALEBANO 31/07/2014

Il 25 maggio del 2014, alle ore 18.51 circa, mi sono recato al seggio per votare.

Il 9 maggio avevo inviato una lettera raccomandata a.r. al Ministro dell’Interno, al Prefetto di Ancona, al Presidente della Repubblica, chiedendo per la sesta volta dal 2005 di rimuovere i simboli religiosi dai seggi elettorali, adducendo precise motivazioni e articolate subordinate.

Giunto al seggio e consegnati i documenti, con mia sorpresa, la presidente del seggio mi ha chiesto se volevo la scheda.

Alla mia richiesta di chiarimento la presidente ha risposto che, siccome in passato più volte mi ero rifiutato di votare, non voleva sprecare una scheda e voleva sapere preventivamente se intendessi effettivamente votare o meno.

Ritenendo che sia mio diritto meditare fino all’ultimo istante se sia più importante votare per il partito e il candidato scelto, sottomettendosi quindi all’atto di arroganza dei cattolici dell’imposizione dei crocifissi nei seggi elettorali, o se sia più importante rifiutarsi di partecipare ad una votazione falsata anche dal fatto che i partiti e i candidati che più invocano i cosiddetti valori cristiani e le tradizioni cattoliche hanno il simbolo della loro lista di appoggio - Chiesa cattolica – esposto direttamente nei seggi elettorali per ricordare agli indecisi per chi votare, ho allora chiesto alla presidente del seggio se intendesse sindacare il mio diritto a ricevere la scheda.

La presidente mi ha risposto “ma che gliela do a fare se lei poi non vota?”

Quindi mi ha chiesto di farmi da parte e di decidere se volevo votare oppure no.

Poi, non essendoci altri votanti, mi ha chiesto se volevo la scheda.

Ho preso la scheda e mi sono avviato verso la cabina.

Ma, appena prima di entrare, sul mio desiderio di esercitare il diritto di voto è prevalso il mio dovere di lottare per i valori per i quali infinite schiere di patrioti prima e di antifascisti poi hanno lottato.

Ho quindi deciso che rifiutare una votazione truccata è più importante di votare per la propria parte quando con ciò si avallano il broglio e le “forche caudine” della sottomissione alla religione di regime.

Certo che da quando, nel 2004, a seguito della circolare del ministro Moratti del 2002, apparve nel seggio elettorale di Senigallia, dove allora votavo, il lugubre feticcio dei cattolici e quindi cominciai a rifiutarmi di votare, molte altre situazioni, gravi e gravissime, di mancanza di uguaglianza e di ampia illegalità nell’accesso alla rappresentanza si sono aggiunte: pubblicità proporzionale al peso dei partiti nelle elezioni precedenti invece che uguale per tutti (ma ormai siamo al puro arbitrio); possibilità di raccogliere firme legata alla carità di pietosi benefattori invece che al diritto; premio di maggioranza incostituzionale.

Ora siamo arrivati allo “scusi lei la scheda la vuole veramente?”

Cioè siamo arrivati al: chi non è disposto a sottomettersi alle angherie dei cattolici non ha diritto di recarsi al seggio e ritirare la scheda?

Poi la presidente mi ha detto che non avrebbe accettato la protesta scritta che le avevo dato (e che comunque le ho lasciato) dopo aver riconsegnato la scheda senza aver votato e che mi avrebbe denunciato per avere dichiarato il falso avendo io detto che per la presenza del crocefisso nei seggi elettorali mi rifiutavo di votare, in quanto il crocifisso secondo lei non c’era.

Il crocifisso, alto circa venticinque centimetri, stava appeso le sue spalle, all’inusuale altezza di circa un metro e mezzo, bianco bianco per la vergogna di essere stato degradato da oggetto di culto a oggetto di contesa amministrativa.

Alla fine la presidente è stata costretta a constatare che il crocifisso c’era.

Quindi mi ha restituito la mia tessera elettorale con su scritta la quinta annotazione “si rifiuta di votare”.

Naturalmente mi è dispiaciuto non aver votato per la candidata della Lista Tsipras che avevo scelto, ma penso che mi sarebbe dispiaciuto di più avallare una inaccettabile angheria.

Penso inoltre che accettare di votare in tale situazione sarebbe stata un’imperdonabile ingenuità, come quella degli ebrei del ghetto di Roma che si affannarono a raccogliere cinquanta chili d’oro per i nazisti, con l’illusione che, pagando, i nazisti sarebbero divenuti qualcosa di diverso dai nazisti.

Naturalmente continuerò a chiedere agli organi amministrativi di togliere il simbolo dell’arroganza della maggioranza cattolica dai seggi elettorali e a protestare per la loro presenza.

Anche se, dopo la sorprendente vittoria della “Democrazia Cristiana” di Renzi, temo che possiamo aspettarci solo un aumento dell’arroganza dei cattolici, dei cattocomunisti e dei clericofascisti, uniti nell’alleanza trasversale “l’altra Europa con Bergoglio”.

E potete stare tranquilli che sarà veramente un’Europa, altra, da quella che avremmo voluto.

 

 

Fiorenzo Nacciariti

 

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