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BANCAROTTA DEMOCRATICA 14/09/2015

Sette milioni di ricchi, tra i quali 342 miliardari, detengono la stessa ricchezza di 662 milioni di europei.

Gli europei a rischio povertà sono circa 123 milioni, e questo numero è destinato ad aumentare fino a 146 milioni entro pochi anni se non verranno immediatamente interrotte le politiche di austerità.

La disuguaglianza sociale e la povertà in Europa sono legate alla capacità dei gruppi di potere economici di condizionare le scelte politiche a scapito dei più deboli e a favore dei più ricchi.

Delegare al potere finanziario le decisioni politiche ha trasformato una recessione ciclica in una depressione economica permanente dalla quale sarà impossibile ormai uscire per l’incapacità di sostenere un rovesciamento totale del “sistema Europa” che sta funzionando come un nodo scorsoio per cui allontanarsene significa stringere il cappio e soffocare.

Dal sistema scolastico a quello della giustizia, dal sistema sanitario a quello dello stato sociale, tutto viene imposto da organismi non politici e approvato da parlamenti nazionali riempiti di yes man.

Il potere finanziario ha introdotto il mantra della fine delle ideologie per decretarne una asserita inutilità sostituibile con il buon senso dell’uomo comune, ed è preoccupante constatare quanto questo messaggio abbia funzionato.

Senza riferimenti ideologici è stato più facile dominare le masse anestetizzandole davanti a programmi televisivi di cucina e di religione, e nel contempo i partiti di riferimento, in assenza di ideologie, sono diventati perfettamente intercambiabili, avvitati tutti, indistintamente, nella difesa di un sistema neoliberista quando l’unica possibilità per modificare lo status quo è una riaffermazione di politiche socialiste.

Invece abbiamo assistito, distratti, a politiche che hanno favorito l’accumulo di ricchezza al vertice della piramide e che, di conseguenza, hanno aggravato le disuguaglianze.

In Italia, ad esempio, la povertà è aumentata ma nel contempo i manager della finanza sono aumentati del 26% come pure il loro compenso è aumentato da 1,6 a 1,9 milioni di euro l’anno.

E l’idiozia italica non suggerisce una mobilitazione di massa contro i banchieri e contro i loro privilegi, mentre invece suggerisce sassaiole contro i nuovi poveri del pianeta e gare di solidarietà verso chi li prende a calci sugli autobus.

L’accumulo di ricchezza per pochi e l’aumento delle disuguaglianze per molti sta modificando l’assetto economico e sociale di tutti gli Stati dell’Unione Europea, che è destinato a peggiorare se non si interromperanno i tagli alla spesa pubblica, la privatizzazione dei servizi, la deregolamentazione del mercato del lavoro, e se non si renderanno i sistemi fiscali leali, dal momento che vessano le fasce più deboli e favoriscono le multinazionali.

Se non ci saranno condizioni di lavoro dignitose, se saremo privati dell’assistenza sanitaria e se la tassazione fiscale non sarà progressiva, le istituzioni democratiche saranno svuotate e l’intero sistema democratico europeo potrà dirsi fallito.

Invertire la rotta neoliberista, adottare una ideologia socialista che recuperi il senso della solidarietà sociale, partecipare ai processi decisionali spegnendo il televisore davanti alla demenzialità anestetizzante, saranno queste le soluzioni.

Senza una immediata inversione di rotta, andremo contro un muro a 200 chilometri all’ora, e sarà bancarotta democratica.

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