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ALLA PROVA 04/06/2018

Gli insultatori seriali internettiani sono purtroppo quello che ci ritroviamo dopo venti anni di deculturalizzazione e descolarizzazione e ricostruire una proficua dialettica politica nella società, allo stato, mi pare impresa faraonica. Interpretare l’attuale stato delle cose senza tener conto del passato, non giova a nessuna analisi che voglia tentare di essere completa, anche se non esaustiva.

I governi di Berlusconi sono stati l’inizio della deriva attuale e la responsabilità di Berlusconi per il degrado culturale del paese è tutta intatta.

Renzi, dal canto suo, ha berlusconizzato il suo partito portandolo a destra ma lasciando intendere che fosse di sinistra.

Se avesse dato chiara indicazione della sua collocazione politica affaristica e clientelare, ci saremmo risparmiati anche di dover spiegare che lui e il suo partito si sono definiti di sinistra creando confusione semantica prima che politica, perché erano sfacciatamente di destra.

Quanto al governo attuale occorre fare alcune premesse.

Si sono presentati al popolo parlando di “contratto” e già qui hanno insultato l’intelligenza di chi sa che, nell’ordinamento italiano, il contratto è un accordo di natura patrimoniale e non politica.

A meno che non intendessero esattamente una intesa di carattere patrimoniale.

Non si sono resi conto che l’uso errato di questo termine li ha posti in perfetta continuità politica con il precedente governo sul piano dell’equivoco, che proprio sulla terminologia ha creato una insana ambiguità, spacciando per sinistra ciò che invece era di destra.

Anche questi spacciano per accordo patrimoniale un’intesa politica lasciando credere che il termine usato – contratto – sia più vincolante di quello evitato – accordo – .

Se davvero i contratti, di per sé, fossero più vincolanti rispetto ad un accordo, per lo più verbale, avremmo le stanze dei tribunali vuote, e invece abbiamo più di qualche milione di cause per contratti non rispettati.

Ma è anche vero che gli accordi in politica si fondano, o dovrebbero fondarsi, sull’onore dei soggetti che li propongono, mentre i contratti vincolano i soggetti nella premessa, non dichiarata ma inevitabilmente sottesa, che l’uno possa imbrogliare l’altro.

I soggetti che sono stati nominati per il governo non sono persone sconosciute e purtroppo sono state scelte proprio per la loro storia personale.

Se li avessero estratti a sorte da un elenco di sconosciuti, le tue osservazioni avrebbero avuto un senso, ma in politica le persone vengono scelte proprio per le posizioni che hanno assunto in passato, e le loro posizioni o la loro storia personale, assume una diretta relazione con ciò a cui vengono preposti.

Se fai tutta la vita il produttore di tabacco e di sigarette e poi ti chiedono di preparare una campagna antifumo, il sospetto che tu non stia al posto giusto è immediato e non puoi dire “ti giudico dopo” perché o è ingenuità o collusione.

Se c’è un ministro affetto da omofobia a causa di una propria omosessualità non accettata e non consapevole, e questi si pone in scontro diretto con gli omosessuali, non puoi affidargli la difesa dei diritti lgbt, né puoi aspettare di dire “mettiamolo alla prova”.

Carla Corsetti Segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

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