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8 marzo 2017 - #NONUNADIMENO 07/03/2017

Protestare significa dare un senso politico ad una giornata che rischiava di scivolare nel consumismo più degradante.
Ma occorre anche conoscere le cause della violenza sulle donne.
La relazione della Commissione Europea sulla violenza di genere ha individuato le cause poste alla base di un fenomeno esteso che riguarda l’intero pianeta, ma che in Europa assume contorni più preoccupanti visto il livello di legislazione avanzata sui Diritti Umani rispetto ad altre Nazioni.
Costume, tradizione e religione, sono questi i fattori che lo studio promosso dalla Commissione Europea ha individuato come responsabili della violenza sulle donne.
Segno evidente che le legislazioni, di per sé, non sono sufficienti se non sono accompagnate da progetti culturali che possano effettivamente incidere su fenomeni così radicati come il costume, la tradizione e la religione.
L’Unione Europea ha espresso degli “Orientamenti” specifici ponendo particolare attenzione alle politiche di prevenzione che possano arginare tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e delle bambine.
In Italia il costume, la tradizione e la religione sembrano fenomeni irrinunciabili e nessuno mette in relazione questi tre elementi con i femminicidi che si consumano al ritmo di uno ogni tre giorni, o con la violenza domestica tanto diffusa quanto silente.
Anche l'Italia aveva avviato un progetto scolastico di prevenzione sulla discriminazione di genere, ma poi i mantenuti del Vaticano, con le loro logiche criminali, hanno lasciato credere alla popolazione che si volesse insegnare ai bambini la masturbazione, inventando una fantomatica teoria gender che ha avuto come principale oppositore Bergoglio.
Gli italiani, disposti a credere a qualunque menzogna purché pronunciata dal monarca confinante, sono andati dietro alle castronerie bergogliane, e abbiamo perso l'ennesima occasione di civiltà.
L'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul che focalizza alcuni rimedi quali, ad esempio, l’istituzione di linee telefoniche apposite per la segnalazione degli abusi, di luoghi di rifugio e protezione, servizi medici, legali e di consulenza.
Si tratta di rimedi rispetto alla violenza già consumata mentre la sfida è sulla “cultura” che porta gli uomini ad essere violenti.
Non si focalizzano abbastanza le circostanze che concretizzano una reale prevenzione nei confronti degli autori.
Non sarà sufficiente soltanto una legislazione a favore delle vittime se nel contempo non si creeranno centri di ascolto anche per gli uomini violenti.
Non sarà sufficiente se non si avvieranno nelle scuole i progetti contro la discriminazione di genere.
La forza comunicativa di una protesta estesa è una occasione di riflessione non comune e non consueta.
Buon 8 Marzo di lotta da Democrazia Atea a tutte e a tutti
La Segreteria Nazionale di Democrazia Atea

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