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2 GIUGNO 2016 02/06/2016

Il 2 giugno 1946 l’Italia votava per scegliere tra Monarchia e Repubblica.

Il 2 giugno l’Italia votava per l’Assemblea costituente.
Il 2 giugno le donne votavano per eleggere e per essere elette.
Il 2 giugno 2016 celebriamo la nostra storia e la nostra identità.
Le più alte cariche dello Stato celebreranno anch’esse il 2 giugno, contenti e coscienti che stanno demolendo quella storia e quella identità, per consegnarci ad un futuro di precarizzazione permanente, nel quale i diritti costituzionali non saranno più garantiti nemmeno in via teorica.
Nessuno di loro, dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio, dirà che la riforma costituzionale, se vinceranno i SI’, farà la differenza, ad esempio, tra una sanità per tutti e una sanità per chi potrà permettersi di pagare una polizza assicurativa. 
In questi anni è stata progressivamente demolita la sanità pubblica perché anche questo rientrava in quell’ampia pianificazione neoliberista che doveva demolire il diritto alla salute.
Gli italiani si abituano a tutto e si sono abituati anche a rinunciare alle cure, tanto che l’aspettativa di vita in Italia, per la prima volta, ha registrato un dato negativo.
Se la sanità pubblica sarà completamente eliminata e affidata alla privatizzazione totale e alle polizze assicurative, in molti non se ne accorgeranno, molti altri condivideranno questa scelta, per interesse o per egoismo, di certo in deficit di solidarietà umana.
Con la Costituzione di oggi però è ancora possibile invocare un contrasto con l’art.32 della Carta per una sanità negata.
Con la Costituzione renziana chi sarà privato della sanità pubblica si sentirà dire “è la riforma, bellezza!”
Se passerà la riforma renziana, anche l’art.11 della Costituzione sul ripudio della guerra sarà un enunciato per nostalgici.
Renzi ha portato nuovamente la spesa militare a circa € 50.000,00 (cinquantamila) al minuto e questo dato non può che far pensare ad una prospettiva guerrafondaia.
Se passerà la riforma del duo Renzi-Boschi, il governo che deciderà di entrare in guerra non avrà nemmeno l’ostacolo del Senato perché la competenza sulla guerra sarà decisa solo dalla Camera.
Ai pacifisti e a coloro che condividono i valori di non aggressione racchiusi nell’art.11 della Costituzione, a costoro verrà detto: “è la riforma, bellezza!”.
Durante il fascismo 12 professori universitari si rifiutarono di salire sul carro di Mussolini.
Oggi 250 professori universitari si sono spintonati per salire sul carro di Renzi: “è il servilismo, bellezza!”.

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